• Dic
    11
    2012

Album

RCA

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L’industria musicale è in costante mutazione su tutti i fronti, ma sembra che non possa ancora fare a meno dell’ospitale casa dolce casa chiamata pop-rock. Insomma, basta guardarsi intorno, alla fine quasi tutte le band che riempono gli stadi raggiungono il livello di popolarità necessario per farlo, nel momento in cui scendono ad un compromesso tra idee artistiche e fruibilità di massa. Un compromesso che per alcuni è istantaneo , per altri arriva album dopo album.

Gli irlandesi Kodaline partono con le idee ben chiare e con quel compromesso già intrinseco nel DNA. E’ ovvio che il clamoroso successo che ha baciato le sonorità happy-folk di Mumford & SonsOf Monsters And Men e The Lumineers non potrà durare per sempre, così come è ovvio che il pop-rock più generico abbia continuamente bisogno di nuova linfa.

Prodotto da Steve Harris (già al lavoro con nomi quali Dave Matthews Band e U2) che gli dona già una cura di primo livello,Kodaline EP non nasconde gli intenti “grandiosi” dei quattro di Dublino guidati da Steve Garrigan. Le quattro tacce spaziano tra il pop malinconico, il folk melodrammatico e un certo rock-pop dai risvolti epici.

L’iniziale All I Want è il classico pezzo che può lanciare una carriera: suoni dolci, melodie struggenti quanto azzeccate, ed un testo da hug con accendino incorporato (“But if you loved me, why you’d leave me, take my body, take my body. All i want is, and all I need is to find somebody, i’ll find somebody”). Un crescendo folk-rock che tocca corde emozionali in zona Dry The River e corde vocali in zona Coldplay.

Kodaline dimostrano di non essere solamente una band da telefilm in Lose Your Mind, brano che li proietta con credibilità verso una psichedelia brit post-60s ripassata durante gli anni ’90. Pray ha il compito di conquistare i fan dei primi (Coldplay|Muse|Radiohead) ed anche in questa occasione il risultato è tutt’altro che disprezzabile, mentre la conclusivaPerfect World parte da una strofa che ricorda Mr.Jones dei Counting Crows e si fa ricamare addosso un chorus che sembra uscire dai Coldplay – voce di Chris Martin compresa – del periodo Viva La Vida.

La musica evolve, tutto si contamina, le influenze si fanno sempre più complesse ed articolate, nascono nuovi sottogeneri ogni giorno ma c’è chi, come i Kodaline, preferisce ancora scrivere le più classiche delle pop songs senza dar peso a quello che accade intorno. Presi sia singolarmente, sia a livello complessivo, i quattro brani del Kodaline EP sono ineccepibili in ottica radiofonica e proprio quando inizi a pensare che sia tutta una furbata commerciale (nonostante l’onestà sia il loro scopo primario stando a quel che dichiarano…), la mente vola alle ultime cose di Muse o Coldplay. E allora ben vengano i Kodaline.

10 Dicembre 2012
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