• dic
    04
    2013

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New Model Label

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Tenere la barra salda in mezzo alle diverse forze d’attrazione stilistiche (volendo semplificare all’estremo, tra art-wave e folk-pop) non era affare da poco, ma al netto di qualche scivolone provocato dalla smania di mettere troppa carne sul fuoco (vedi il quasi pasticcio di Roma), bisogna dire che i Kozminski se la sono cavata piuttosto bene. In questo secondo lavoro lungo che si avvale tra gli altri di Amerigo Verardi alla produzione,  il quintetto milanese porta a compimento la vena assieme tesa,  visionaria e cantautorale che avevamo apprezzato nell’omonimo esordio del 2009. Il baricentro espressivo sembra ubicato da qualche parte tra il pathos etereo di Riccardo Sinigallia, l’emotività scostante degli Intercity e l’estro del peraltro amato Lucio Dalla, con l’accortezza però di tradire spesso e volentieri l’imprinting italico per una potente duttilità di stampo british (tipo il Badly Drawn Boy più sofisticato).

Certo, non siamo di fronte a dei fenomeni, ma le buone intuizioni e l’entusiasmo non mancano, tanto da riuscire a sembrare sempre più volenterosi che velleitari, concedendosi picchi di scrittura di tutto rispetto come la malinconica Elliott (dedicata ad Elliott Smith), la vibrante Aspettare il mattino o l’amniotica Granularia. Meriti di fronte ai quali spiccano e dispiacciono ancor più alcune mancanze, su tutte la discontinuità dei testi (inspiegabile la piattezza di Grande Hotel Il Castello) e la poca incisività del canto. La sensazione comunque è che possano lavorare. E crescere.

31 dicembre 2013
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