• Ott
    15
    2013

Album
ilp

Warp Records

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Kwes colora i suoni. Lo fa praticamente da quando è nato, cioè da quando gli è stata diagnosticata una forma di chromesthesia che trasforma il suo ascolto in tavolozze mutanti, riassunte graficamente negli artwork delle sue uscite discografiche.

Nonostante la ancora giovane età, Kwesi Sey frequenta la scena di South-London da un lustro e dopo aver collaborato con The Invisible, Portico Quartet, The XX e Micachu (con il quale pubblicò Kwesachu Mixtape Vol.1 nel 2009) ha intrapreso una carriera solista a tutto tondo prima con l’EP No Need To Run per XL/Young Turks e poi con il più chiacchierato – e prima uscita via Warp – Meantime EP dell’anno scorso.

Con il debutto lungo ilp il nostro completa un lungo processo di identificazione evidenziando la sua vera natura, ovvero quella di un abile, meticoloso e serio producer che sente il bisogno di raccontare le proprie esperienze ed esprimere le proprie emozioni senza affidare il proprio operato a terzi. Produzione di conseguenza di alto livello, ricca di sfumature e ricerca lato bass music di derivazione post-dubstep: definire Kwes il “black Blake” è sicuramente superficiale, ma in alcuni brani (flower in primis ma anche broke e purplehands) il paragone prende forma in modo piuttosto inequivocabile, sia per un timbro e alcune modulazioni non troppo distanti dall’autore di Overgrown, sia per l’attitudine minimal con cui si addentra nelle profonde battute elettroniche.

Non solo sperimentali panorami notturni ed urbani, lungo le dieci tracce di ilp, ma anche – rare – concessioni a voglie pop music che non sempre raggiungono l’obiettivo sperato. Non è il caso di 36, ben sorretta da un electric piano, da una buona melodia e da certe atmosfere ’90s che fanno un po’ Blood Orange, bensì quello dei non troppo felici risvolti dub di Rollerblades (probabilmente influenzata dalle collaborazioni con l’ultimo Damon Albarn) e soprattutto di una b_shf_l che sposta il tiro al limite della pista clubby via SBTRKT, senza però lasciare praticamente traccia. Gli otto minuti poco lineari di cablecar rischiano di spezzare un po’ il ritmo, frammentato anche a causa delle due  strumentali – nonchè interessanti – hives (decisamente beat-oriented, al limite dell’instrumental hip hop con un basso in zona Elaquent) e chagall (tutta spettrali giochi in reverse).

Pur crescendo ascolto dopo ascolto e pur smarcandosi dallo status di disco trascurabile all’interno di una scena a cavallo tra post-r&b/soul e elettronica (leggasi l’esordio degli Inc.) che da  qualche tempo – oltre ad aver raggiunto il punto di saturazione – sembra aver perso la forza iniziale (il debutto lungo targato The Weeknd ne è un esempio), ilp pecca di discontinuità e soffre di una scrittura ancora da affinare.

18 Ottobre 2013
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