Recensioni

6.5

La voce tenue e flebile di Sofia Gallotti ci affascina sin dall’esordio degli Iori’s Eyes (pensiamo al lo-fi soul di Winter Olympics contenuto nell’album Double Soul), duo tenuto in piedi fino al 2012 dal quale si sono successivamente diramati i progetti Christaux di Clod (che ha pubblicato lo scorso anno l’ottimo Ecstasy) e appunto L I M, alias che la Gallotti condivide con il producer milanese RIVA.

Dell’esordio solista, COMET EP, ne avevamo parlato nei termini di un lavoro pop, ricco di suggestioni trip hop, atmosfere esistenzialiste e dreamy. Questo Higher Living, ancora un mini album in attesa di una prova sulla lunga distanza, continua sulla scia dell’introspezione compiendo questa volta scelte differenti. Si guarda maggiormente alle produzioni di un Arca o al songwriting di James Blake (e a tutto il giro soul / electro-r’n’b di oggi) invece di rivangare nuovamente gli anni Novanta e i Massive Attack. Ne nasce un lavoro coinvolgente, ricco di spunti e idee, ma non al riparo da critiche. YSK, vuoi per soluzioni vocali vicine al gospel, vuoi per il formato ballad essenziale (piano più effetti), ricorda da vicino Sampha, così Rushing Guy, nonostante l’ottimo contraltare sonico tra arpeggi vitrei, calore e conforto, pare una (bella) copia carbone di un pezzo degli XX.

La sensazione  di trovarsi di fronte a un disco eccessivamente derivativo è comunque mitigata da pezzi come Wet Gold, dove la scelta di posare i sussurri angelici di Sofia prima su un beat (che sembra rincorrerci minaccioso) e poi immergendoli in distese acquatiche stimola emozioni e interessanti contrasti. Altrove la produzione trova interessanti quadre relazionandosi al dancefloor, attingendovi per destrutturarlo: il giro di basso funkeggiante, sporco e ruvido, di Through The Dust stimola un ondeggiamento misterioso più che un movimento evasivo, Fire Baby (4 U) sfrutta le percussioni afro e i tribalismi per restituirci una naturale catarsi.

La coppia Gallotti-RIVA continua a funzionare ma occorre più emancipazione, coraggio, urgenza. E’ questo che ci aspettiamo dalla prova sulla lunga distanza, un lavoro personale che riesca a far parlare di sé senza la sciarpa dei rimandi a pensare sulle spalle.

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