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Torna il collettivo modenese La Metralli, a due anni di distanza dal debut Del mondo che vi lascio che aveva fatto presagire sonorità jazz unite ad una forma-canzone tipicamente d’autore. Con la seconda prova Qualche grammo di gravità, il gruppo prosegue con la stessa formula, arricchendola ulteriormente di atmosfere folk-mediterranee, soprattutto grazie al cantato di Meike Clarelli, sempre più orientato ad un canone interpretativo in salsa world e latin.

Nonostante la grande cura per gli arrangiamenti, divisi tra anima pop-folk e ricercatezza jazz, i quindici brani di Qualche grammo di gravità non riescono tuttavia a catturare in pieno l’attenzione dell’ascoltatore, disperdendosi in una sovrabbondanza di influenze e stili che rimandano, da un lato, al primo Capossela (in particolare quello di Modì), dall’altro a un mix che spazia dallo swing al tango, dal rock al mambo. Il tutto, però, senza una direzione precisa in grado di diversificare la sostanza delle singole canzoni, nonostante la presenza di alcuni buoni episodi, ad esempio il ritmo spagnoleggiante di Ruggine e carie o la malinconica nenia di Sognando senza denti; stesso discorso per la grazia avant-folk di Merìdies, che, con la sua lunga coda strumentale, spezza l’incedere un po’ troppo monotono di un album in cui la maggior parte dei brani segue la scia di un folclore esotizzante, ad esempio in Cesarina l’incendiaria o La sciancata. Non basta dunque l’ottima voce di Meike, sempre in primo piano, a fare in modo che i pezzi di Qualche grammo di gravità si distacchino da questo paradigma, per un disco che, nonostante alcune intuizioni e buone abilità tecniche, pecca di eccessiva uniformità, senza mostrare la propria personalità a chi ascolta.

 

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