• Mag
    13
    2014

Album

Hardly Art

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Fin dall’esordio omonimo, a Katy Goodman, ex bassista delle defunte Vivian GirlsLa Sera non è mai sembrato un semplice side project. Se solitamente impegni di questo tipo possono essere visti come divertissement, qui la Nostra porta semplicemente avanti in maniera decisa il discorso della casa madre. Hour of the Dawn, marchiato Hardly Art, è il terzo album in solitaria, ed è un centro pieno.

C’è sempre un riferimento atmosferico, in La Sera. Dal nome della band, al titolo del precedente Sees The Light, fino a questo ultimo riferimento all’alba, la ragazza sembra avere sempre lo sguardo puntato al cielo. Ma dove il precedente Sees The Light era un disco di transizione, una sorta di mezzodì del suo songwriting in cui la Goodman cercava di allargare l’armamentario sonoro al folk, oggi il discorso è leggermente cambiato. Viene abbandona del tutto, o quasi, quella propensione cantautorale. Del tutto o quasi, perché è innegabile come il folk (anche se elettrificato) ogni tanto faccia ancora capolino: la title track ne è testimone.

La lezione ricavata dagli album precedenti pare metabolizzata: la scelta è quella di non strafare, lavorando su ciò che si conosce meglio. Da qui il nostro giudizio positivo. Fin dall’opening, con la arrembante Losing to the Dark, è una corsa a perdifiato che non dimentica mai la melodia, un album chitarristico godibile e divertente: Kiss This Town Away, ad esempio, è un pezzo in cui assolo, controcanti e melodia concorrono all’unisono per creare puro piacere nell’ascoltatore, purché non si cerchi il gesto rivoluzionario o bislacco.

Scorre liscio, Hour of the dawn, e non annoia grazie anche ai trucchi della scrittura pop di matrice indie: a parte naturalmente le Vivian Girls, in alcuni momenti viene da associare quest’ultima alle Breeders anni Novanta, in altri, addirittura ai Dinosaur Jr. (per i microassoli).

Un album solare, mai banale, forse un po’ ripetitivo, fatto con personalità, e mai pura carta carbone di qualcos’altro.

28 Maggio 2014
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