Recensioni

6.5

Canzoni per descrivere, sottolineare, vivere un passaggio. Quello tra due stati, dalla stasi a al movimento. Un passo verso l’incognito senza quel maledetto onere di strizzare l’occhio per forza a ciò che già piace e a ciò che è stato detto. In questo risiede il cuore del nuovo album de L’Albero, al secolo Andrea Mastropietro.

Nella musica italiana d’autore (sic) satura ormai di ripetizioni, sentieri sicuri e ingressi in settori già ampiamente digeriti, manca forse il cambiamento, qualcosa che soffi via la polvere anche dagli artisti più giovani. Il rischio di sbagliare, di fallire, di non piacere è una responsabilità che l’autore è chiamato ad assumersi in quanto avente importante funzione sociale. Ma è nella Cenere che forse si trova la musica italiana e, in senso più lato, il mondo intero. Solo al sole è stato scritto prima dell’epidemia di Covid ma porta in sé elementi anticipatori agli stati d’animo («se penso a un mondo che muore un po’ mi gira la testa») che sono ormai dominanti in questo momento storico. Un momento che, in quanto tale, è un lasso di tempo relativamente breve ma che, oltre a sembrare senza fine, sulla pelle genera sentimenti forti e contrastanti.

Un po’ come la title track, quella Solo al sole che lo stesso autore ha definito a Sky «più un’impressione che qualcosa di chiaramente definibile, come quando nella vita accadono cose che non riesci a spiegare fin da subito e che richiedono più tempo per poter essere messe a fuoco e capite». Solo al sole è un album che tocca le corde profonde di parecchie categorie umane: gli abituati, assuefatti e dipendenti dal singolo fulmineo e dalle “mine” inutilmente immediate, gli eretti (l’esatto contrario degli sdraiati di Michele Serra) che difendono il loro punto d’osservazione in maniera conservatrice, gli statici e immobili che non riescono ad «andare oltre quello che ora sei»(Oh mia diletta!), gli indecisi di Volo 573 («mi trovo e mi perdo, rimango sempre fermo lì tra dire no e dire sì»). La dinamo che mette le gambe a tutto questo impianto filosofico-contemplativo è una retrospettiva che abbraccia l’aristocrazia della musica d’autore italiana: Tenco (Dalida), Battisti, De Gregori, Venditti ma anche Area, PFM e addirittura Lunapop (avercene) passati al mixer tra sax, synth, flauto traverso e organo.

Solo al sole è più di un semplice disco d’amore, prevede un investimento concreto da parte dell’ascoltatore in termini di coinvolgimento emotivo. Senza tale capitale empatico in gioco, l’atmosfera pura ed eterea che attornia l’intera produzione rischia di depotenziare, a più riprese, l’intero messaggio. Una seconda fatica non per tutti ma, sic et simpliciter, davvero ben realizzata.

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