• Ott
    01
    2008

Album

Young God

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L’estro vocale di Larkin Grimm, qui al suo approdo alla Young God di Michael Gira, è potenziato dall’ampia musicalità presente nel terzo album Parplar. La vena naturalistico/mistica della Nostra viene infatti esaltata dall’aiuto di alcuni friends, Gira in primis, che ha fornito una veste elaborata alle sue canzoni, incanalandole in un loro naturale alveo strutturale. Ecco che le idee e le intuizioni dell’artista di Memphis trovano qui un approdo nel caldo folk primigenio del disco, con la recente scoperta dell’etichetta, ossia i Fire On Fire a farle da backing band. Il risultato è che la sua voce da sciamana si nutre anche dell’alt country rivisitato della band, insieme a un piccolo drappello di altri ospiti, quali membri degli Angels of Light, dei Beat Circus e degli Old Time Relijun.

Non c’è quasi più posto per il songwriting piuttosto scarno delle precedenti prove su Secret Eye. La voce si espande e si circolarizza, rivelando di base una scrittura solida, e vivendo ora di folk, ora di alt country, ora di blues primigenio, con liriche di solito ripetitive a mo’ di mantra, che esaltano il carattere prettamente evocativo dell’album. La tradizione dell’old weird America converge qui tutta, insieme ad altri elementi, quali ritmiche twee e lo-fi con prosodie che sembrano indiane (Durge, Mina Minou), echi di fiati balcanici (Ride That Cyclone), dark cabaret che rimanda in più di un’occasione a un Tom Waits istrionico (The men just come and go like flies. E ancora: You’re going to die anyway, so let me kill you nice!). Su tutto infatti, predomina la vena ironica della Grimm, in una sorta di concept protofemminista qual è il disco (Parplar II is the imaginational galaxy where orgasms come from, formed out of dreams of leggy, surgically enhanced blondes) e dove emerge per intero la sua ben nota propensione anarchica e libertaria. Parplar è la summa del Larkin pensiero e potremmo fare a questo punto facili accostamenti, uno su tutti con la drammaticità di una Josephine Foster o più indietro con altre muse folk dei Sessanta-Settanta. La realtà è che ancora una volta l’istrione Gira ci ha visto giusto, consegnandoci un’artista completa e ampiamente sbocciata.

10 Dicembre 2008
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