• Mag
    01
    2012

Album

Planet Mu Records

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Last Step, ovvero il risvolto atmosferico di Venetian Snares, quello che ha sempre trattenuto il futurismo terroristico breakcore per correre lungo viaggi situazionistici sul versante acid. Già due album di ottima qualità, Last Step e 1961, ma se finora la presenza della nota vena ritmica compulsiva faceva di questo side project poco più di un lato B nella discografia del producer canadese, al terzo album Aaron Funk compie il suo inchino reverenziale alla suggestione, sacrificando le proprie spigolosità in favore di un sound atemporale, che ben si inserisce lungo il filone neoclassico già battuto su Planet Mu da Jamie Vex'd/Kuedo e Boxcutter/The Host.

Con la passione intima messa in gioco, Sleep diventa il momumento definitivo alle potenzialità inespresse del sound acid, per l'occasione sterilizzate dalle varie sfrenatezze intelligent o accelerazioni in breakbeat. I roland della vecchia guardia si lanciano in straordinari disegni, capaci di toccare le potenzialità introspettive rimaste finora inaccessibili dai figli sonori dell'insolenza post-rave. Ce ne aveva parlato di recente Squarepusher, della piega emozionale di cui la nuova fase IDM è capace, ma questa volta è un vero tripudio di enigmi e tensioni da scenario post-apocalittico, il nichilismo sci-fi ballardiano in una trasposizione sonora fatta apposta per l'isolamento a lungo termine.

Il passo indietro del carisma ritmico funziona a meraviglia ed è funzionale all'apertura dei mood, dal thrilling ansiogeno di Xyrem (l'omaggio ai Kraftwerk di Radioactivity) ai misteri taglienti e oscuri di My Off Days (l'alba del giorno dopo Blade Runner), comprese certe soggezioni astratte targate Autechre (Somno, spigolosa e attraente al punto giusto). I synth analogici danno il tocco classico, ritornando alla solida consistenza psichica del sempre più presente CarpenterObispo l'entità aliena che cammina tra noi), ma attenzione: non è la horrorwave esplicita di Xander Harris, bensì un suo distillato sottile e ipnotico, che ragiona sull'implicito, secondo un metodo di approccio ai contenuti già usato da Actress nei suoi ultimi lavori.

35 minuti in cui i livelli di attenzione son tenuti alti da giochi di spazi abilissimi come quelli di Microsleeps (music for space stations, direbbe Eno) e dalla costante ricerca di pattern ritmici laterali: i 5/8 e 7/8 coprono quasi tutta la tracklist, limitando la ritmica regolare solo ai momenti in cui è più importante il riferimento classico (vedi Lazy Acid 3, piena riscoperta intelligent-acid anni '90). Sleep perché, secondo la dichiarazione di Aaron stesso, "sono tracce composte proprio un attimo prima di addormentarsi, ideate su synth e sequencers quando hai la mente offuscata dal sonno", ed è bello leggere in quest'ottica la dimensione altra trasmessa da questo disco, così vicina alle immagini cariche di energia psichica che popolano i nostri sogni d'angoscia.

Per dipingere il più intenso viaggio di sensazioni e disagi mai compiuto dall'acid sound ci è voluto il Venetian Snares più impegnato di sempre. È il suo orologio molle.

13 Giugno 2012
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