• Nov
    03
    2014

Compilation

Late Night Tales

Add to Flipboard Magazine.

La trentottesima uscita Late Night Tales (contando anche i primi sette episodi denominati Another Late Night) vede in cabina di regia un habitué della pregevole serie di compilation: insieme al compagno Andy Cato, Tom Findlay aveva già firmato come Groove Armada due pubblicazioni (nel 2002 e nel 2008 – il duo ha anche all’attivo un Back To Mine del 2000), e nel 2012 aveva curato da solo Music For Pleasure, di cui questo Automatic Soul rappresenta la prosecuzione ideale. E se due anni fa, svolgendo il tema del blue-eyed soul degli anni Settanta, Findlay aveva giocato di furbizia, peccando di piacioneria (è facile essere irresistibili con giganti dello yacht rock come Toto, Hall & Oates, Gerry Rafferty, E.L.O., chiudendo con l’immortale “cariadenti” I’m Not In Love dei 10cc), alle prese qui con il concept dell’electro soul di metà anni Ottanta si dimostra meno ruffiano e più appassionato collector. Certo, si parte con una canzone che nell’estate del 1983 è stata per otto settimane al numero 1 nella Hot Black Singles chart di Billboard e successivamente saccheggiata da Notorious B.I.G., Warren G, Coolio, Common e altri (Juicy Fruit di Mtume), e molti sono i momenti di archeologia alla ricerca del sample perduto (per esempio Rumors dei Timex Social Club) o dell’originale “coverizzata” (vedi Touch Me di Fonda Rae, portata poi al successo da Cathy Dennis), ma nel complesso lo spirito è solare e sorridente al punto giusto.

Il mix si concentra sul periodo 1981-1986, inanellando venti esempi di quella mistura di post-disco, funk, hip hop ed electro-pop poi definita “new jack swing”: drum machines, bassi synth, tastiere e fiati di plastica, chitarrine princiane e bellissime voci soul, a volte spruzzate di vocoder. Esempi mirabili: Serious di Donna Allen, in territorio Apollonia / Wendy & Lisa, e Heartbreaker degli Zapp, anello di congiunzione della (d)evoluzione dal P-Funk di George Clinton al G-Funk di Tupac, passando per il genietto di Minneapolis. E dalla città del Minnesota proviene anche il duo Jimmy Jam e Terry Lewis (prima nei The Time dell’entourage di Rogers Nelsons, poi superproduttori mainstream da 26 nomination e 5 vittorie ai Grammy), qui responsabili dei tre degli highlights della compilation: You Used To Hold Me So Tight della disco queen Thelma Houston (1984), What’s Missing di Alexander O’Neal (1985), che suona come un outtake di Cupid & Psyche degli Scritti Politti, e Change of Heart dei Change (era il 1984, Mauro Malavasi aveva già lasciato il progetto, ma Jacques Fred Petrus era ancora in sella, ed è lui che chiama Jam & Lewis a lavorare al progetto: Italo Disco rules!), che trova una splendida quadra tra Prince e Chic. Da segnalare ancora Fool’s Paradise di Meli’sa Morgan, l’“emotio-electro” You Are In My System (poi ripresa da Robert Palmer) e Don’t Stop the Music dei Bits N Pieces, ovvero Sly & Robbie, esempio di confluenza tra funk, reggae e hip-hop datato 1981. Per la cover inedita marchio di fabbrica Late Night Tales, Findlay (nella forma Sugardaddy in duo con Tim Hutton, featuring Ronika) sceglie Don’t Look Any Further, altro brano campionato spesso e volentieri nella storia dell’hip hop.

4 Novembre 2014
Leggi tutto
Precedente
Taylor Swift – 1989 Taylor Swift – 1989
Successivo
Einstürzende Neubauten – Lament Einstürzende Neubauten – Lament

album

Late Night Tales Presents Automatic Soul

etichetta

artista

artista

Altre notizie suggerite