• Set
    03
    2018

Album

Improvvisatore Involontario

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Mettete il vibrafono in un quartetto jazz con sax, contrabbasso e batteria e troverete terreno fertile per un campionario di suoni dal sicuro fascino e la buona versatilità. Merito di uno strumento, qui suonato assieme alla “cugina” marimba da Edoardo Ponzi, capace di un sensibilità adattabile alla bisogna – anche se spesso identificata nel suono swingato di Lionel Hampton – che nel primo album a nome Late Sense 4et ricerca una chiave di lettura contemporanea pur senza rinnegare la tradizione. A testimonianza il minuto contemplativo di Anton o magari i ritmi spazzolati e lenti di una Ballad For My Valentine che ci pare uno dei brani più organici ed eleganti del disco, con le sue brume notturne e un sax sinuoso e avvolgente.

La mancanza del pianoforte lascia il quartetto libero di spaziare armonicamente, anche se l’estremismo non è materia per il Late Sense 4et (oltre al già citato Ponzi, sono della partita anche Gaetano Santoro, Francesco Marchetti e Mauro Cimarra), come dimostra anche un Come una rima semplice che nelle ritmiche abbozza un Sud America sordinato (figuratamente parlando) da un punto di osservazione più ampio e indirizzato da un Chet Baker in controluce. L’unica concessione a un approccio meno meditato e più fisico è il funk di Broken Blue, in cui anche la marimba si concede qualche svisata bop, seppur inserita in una scrittura tutt’altro che tradizionale.

Al disco hanno dato il loro contributo anche il trombone di Massimo Morganti e l’elettronica quasi impercettibile (eccettuata forse la ghost track) di N2B, e in scaletta c’è spazio anche per la billevansiana Interplay e una Nardis di Miles Davis riarrangiata, per un disco mai sopra le righe e che fa della pulizia uno dei suoi maggior pregi.

6 Marzo 2019
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