• Set
    22
    2015

Album

Honest Jon’s

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Laurel Halo continua le sue esplorazioni elettroniche cambiando ancora una volta angolazione e approccio. Se Behind The Green Door era house disfunzionale e Chance Of Rain si confrontava con il futurismo techno dal lato di una paranoia tutta contemporanea, In Situ, già dal titolo scelto, è un esperimento piuttosto differente, per nulla frontale ma anzi decisamente astratto e ingegneristico. Immaginate l’incastro tra il rigore techno dub strutturale di Moritz Von Oswald e le micro improvvisazioni di Sasu Ripatti prodotte con mentalità britannica, un bulboso gusto cubista stagliato su smalti jazz già incontrati in precedenza nelle sue – e loro – produzioni: ne viene fuori una sintesi tra certa IDM da camici bianchi, un caustico sparpagliare beat di ex produttori dubstep inseriti in stretti (ma ovattati) loop (Nah), salinità caraibiche (Drift) e, in generale, una placenta tra il caotico e l’escapista (Shake), paesaggi sottosopra abitati da geometrie anche ingombranti e molli fraseggi future jazz (Focus I), guardinghi contrappunti ritmici ed altri arabeschi incastri.

Fedele alla sua non-identità musicale, ma sempre ugualmente affascinante nel lasciare in chi ascolta la porta aperta per un ulteriore ascolto che possa rivelare nuovi punti d’ingresso, fascinazioni, dettagli ed altre particolarità anche solo timbriche, Laurel Halo si conferma un’artista da seguire da vicino. Anche in quelle che sembrano produzioni laterali come questa, un disco che, a ben vedere, rappresenta l’ennesimo sguardo su laterali, periferiche, centralità.

20 Ottobre 2015
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