• ott
    31
    2013

Album

Epigenetic Records

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Lend Me Your Underbelly – pseudonimo del musicista e compositore olandese Christian Berends – esordisce in soltaria sulla lunga distanza, dopo qualche demo piazzato su Bandcamp e un primo EP Tiendoornig Stekelbaarsje. Della sua esperienza nel metal come bassista e chitarrista è giusto fare menzione, ma da questo disco non se ne evince alcun indizio.

Giant Tadpoles Among Us è un album variegato, non proprio diretto, soggetto a varie – e soggettive – letture. Etichettarlo non è semplice, anche se si possono definire due macro aree all’interno delle quali l’album spazia: l’ambient e il noise, con l’accompagnamento di field recordings. La voce, leggermente distorta, gira a marce basse e si posiziona a metà tra il cantato e lo spoken, in stile DIY.

I tempi sono dilatati, i riverberi delle chitarre in loop hanno un effetto ipnotico, le atmosfere melanconico-noise (In Other Ages We Were Bruce Lee, Offshore) puntano dirette a una musicalità alla Godspeed You! Black Emperor, mentre quelle più melodiche (Ze Weet Dat Zelf Ook, Offshore) strizzano l’occhio a passaggi di pianoforte a là Ólafur Arnalds e a morbidi tappeti in stile Portishead. Il rischio, ad ampliare troppo le tempistiche noise, è quello di perdersi (Background Noise Is Our Leader), come succede nel quarto d’ora finale. Spettrali disturbi di matrice Floydiana su background post-rock (Silent) e riverberi shoegaze Slowdiveiani (Jan) certificano il tutto.

Quello che manca a Giant Tadpoles Among Us è un suono più definito; l’effetto lo-fi che permea tutto l’album interferisce con la comprensione delle tematiche alla base, anche se le idee, in qualche caso, non sono male.

31 ottobre 2013
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