• nov
    01
    2003

Album

Matador

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A tredici anni dalla sua prima cassetta, I Hate Me, Lesser fa il punto della sua vita cedendo un po’ del suo spirito anticonformista. Stufo di venire paradossalmente apprezzato per un non-genere che egli eseguiva per spiazzare tutti, a partire da suo, spesso ignaro, pubblico, l’artista californiano si concede il vezzo di fare le cose sul serio, cercando di dimostrare, prima a se stesso, d’essere in grado di farlo.
Suppressive è l’atto consapevole di una crisi conseguente al profilarsi di un bivio all’orizzonte: da una parte c’è la strada della normalizzazione, peraltro già avvenuta per un discorso di mercato; dall’altra quella di una difficile re-invenzione del preesistente. J, complice la morte del padre, sceglie la seconda oscillando tra metodo, ironia e desolanti interrogativi.
The Science Of Pathology, apre l’album con un tuffo nelle origini, è una vivisezione di un brano grindcore dove la rabbia ancestrale si fonde e fa tutt’uno con il ruvido suono che la compone; il resto è una partita a ping pong dove la pallina viene lanciata verso tutti i luoghi del passato lesseriano per poi rimbalzare e tornare indietro con differenti effetti fisici: si va dalla jungle (That Shit Might Fly), alle lande scorniane di Mick Harris (Young Dumb, Full Of COme And…), passando per i videogiochi (Crushing Your Repulsive Pince), il dub laswelliano (Indicators And Indices…), le architetture autechriane di Amber (Who It is), le melodie boffochiate di Apex Twin (Ancient Chinese Whack) e il rap (Dandy In the Fedora). Tutto viene alla luce delle tecniche aritmiche d’assemblaggio apprese questi anni coi i compagni di sempre (Kid e i Matmos): loops, skip del suono, click, radiazioni elektro, modulazioni di frequenze live, raw recordings ecc.
In Suppressive i momenti di humor non mancano ma, in generale, quel che emerge è un artista perplesso della propria condizione e la partita finisce patta.

1 Novembre 2003
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album

Lesser

Suppressive: Acts I-X

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