• set
    22
    2017

Album

Omnivore Recordings

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Linda Perhacs è uno di quei personaggi tipicamente americani a cui è molto difficile volere male. Dimenticata da tutto e da tutti, in parte forse anche per sua stessa volontà, scompare praticamente per quarant’anni dopo un solo disco nel 1970. Certo, quel Parallelograms ha viaggiato sotterraneamente lungo i canali della psichedelia californiana fino al momento in cui Julia Holter e un piccolo gruppo di intellettuali della composizione suoi sodali sono andati a ripescare la musicista dalla (non troppo metaforica) vita dimessa che ha condotto come assistente alla poltrona. Ma lei ha continuato ad avere dentro di sé un mondo musicale che prima o poi doveva tornare alla ribalta.

Seguito del sophomore di tre anni fa, I’m A Harmony ritorna sui solchi dell’America weird, del folk psichedelico e stralunato. Come mostrato fin dal titolo, non si dimentica anche la componente spirituale, che ha sempre avuto un ruolo preciso nella musica e nel movimento psichedelico. Anche per questo che, a settantacinque anni, risulta essere il “difficile terzo album”, la strada seguita è sempre la stessa: vagheggiamenti cosmici, tour del sistema solare appoggiati su un folk minimale dilatato percettivamente dal sostegno di un’elettronica colta. E qui c’è il tasto negativo, all’interno di un disco che comunque risulta più che dignitoso: quando in sella ai suoni sale la Holter si avverte quasi uno scarto netto. Avviene, per esempio, nell’ottima Beautiful Play, che sarebbe potuta stare in un album della Holter stessa, come anche nella lunga coda di Visions o nella struttura della title track, che ricordano sì Parallelograms, ma anche Ekstasis

A questo punto, però, sarebbe quasi “moralmente” ingiusto dire che I’m A Harmony è un disco della Holter interpretato dalla Perhacs. Il contributo di quest’ultima si sente (oltre che nei testi) nel grazioso fingerpicking di One Full Cirle Around The Sun, nei profumi caraibici di Crazy Love e nella ieraticità classica di Eclipse Of All Love, uno dei pezzi più scuri che la songwriter abbia mai interpretato. Se poi il disco funziona ancora di più quando la Holter tira dalla propria parte, bisogna riconoscere alla Perhacs il merito di assecondarla e seguirla, e non è poco. Ma, era da immaginarlo, una come Linda non sembra il tipo da mettere in mezzo il proprio ego.

6 ottobre 2017
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