Recensioni

4.5

I Linkin Park sono stati, assieme ai Coldplay, il gruppo che ha venduto più album durante gli anni zero. Dopo aver dato la mazzata definitiva alla credibilità del movimento nu metal con il best-seller Hybrid Theory – che comunque era un buon contenitore di singoli – replicarono la formula con successo in Meteora. Seguì poi la U2-izzazione (che non ha risparmiato neanche l'altro nome citato in precedenza) del dimenticabilissimo Minutes to Midnight e l'enorme pasticcio – spacciato da alcuni addirittura come album sperimentale… – di A Thousand Suns, colpevole di aver fatto ulteriormente calare le quotazioni della band americana anche a livello di charts.

Due anni dopo e con una macchina promozionale, fortunatamente e giustamente ridimensionata, tornano con il quinto album Living Things, prodotto in compagnia dell'ormai fidato Rick Rubin.

Living Things è sotto molti punti di vista un ritorno ai territori meno impervi, quelli che hanno fatto la fortuna di Chester Bennington e compagni: melodie easy-listening, break hip-hop, chorus da mano sul cuore ed elettronica funzionale alla forma canzone. Probabilmente più coeso rispetto alle ultime due uscite, Living Things porta a zero l'effetto sorpresa: stacchi, armonie, bridge e ripartenze sono talmente rodate e prevedibili da strappare addirittura qualche amaro sorriso.

I creatori di Anime Music Videos si staranno già sfregando le mani e probabilmente anche i fan apprezzeranno, ma – nostalgie a parte – chi li amava dieci anni fa ormai dovrebbe aver raggiunto un livello di maturità che inevitabilmente contrasta con un prodotto di questo tipo. Con i Nickelback uno dei più grandi rock-bluff degli ultimi due decenni.

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