• Apr
    01
    2010

Album

Aum Fidelity

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Ha poco o nulla a che vedere con le bucoliche vicende delle sorelle Alcott, questo quartetto di Brooklyn. Almeno a giudicare dal senso che muove questo esordio suddiviso in 7 movimenti untitled: quello di raggiungere la trascendenza tramite la brutalità dell’assalto sonico, come recita la cartella stampa della label. E certo, perché armati di sax tenore (Travis Lappante) e sax alto (Darius Jones) che si rincorrono forsennati e furibondi con chitarra (Andrei Smiley) e batteria (Jason Nazary), raggiungere la trascendenza è possibile solo a botte di terrificanti mazzate free-jazz-core.

Alternando composizione e improvvisazione, mossa da una continua predilezione per la dissonanza, così come per una insana passione ayleriana per la frammentazione del corpo musicale, la musica del quartetto è una continua sfida a se stessa, un rincorrersi, prendersi, lasciarsi per poi ricominciare con ancor più foga che miglior titolo non poteva avere. Prende alla gola, e sia nei momenti più scatenati (il movimento Throat I sembra Ayler alla guida dei Napalm Death, Throat III le dissonanti improvvisazioni in crescendo degli Zu) che in quelli più (ehm) riflessivi (Throat II è una ossianica stasi per borbottii di sax), si ha sempre l’impressione di un procedere musicale in degrado, sull’orlo della rottura, marcio fin nel midollo. Quando si giunge alla chiosa, una Throat VII acapella per grugniti e nonsense grind, la tensione si stempera in autoironia, ma l’impressione resta sempre quella di una musica che difficilmente si accontenterà di fare prigionieri.

17 Aprile 2010
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