• mar
    23
    2015

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Thrill Jockey

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Tornano gli eroi del trascedental black metal, ovvero i Liturgy, band capitanata da quel Hunter Hunt-Hendrix che si è messo di buona lena a teorizzare, con tanto di manifesto e al limite del “pippone”, questa nuova via al black metal americano. Una via che vuole affermare e non distruggere, ed è forgiata nel burst beat – la cui caratteristica principale dovrebbero essere le continue accelerazioni e decelerazioni – in contrapposizione al blast beat dell’Hyperborean black metal scandinavo (Hunt-Hendrix dixit). Ben venga l’apparato concettuale, anche se forse l’argomento più valido nell’infinita e divertente diatriba black tra America e Scandinavia (per non parlare di quella tra true e false per cui il cerone te lo devi mettere, e pazienza se poi tocca beccarsi i Dimmu Borgir o i Cradle of Filth) rimane il diverso presupposto culturale: l’old school NWOBHM per gli scandinavi, il post- per gli americani.

Con The Ark Work i Liturgy provano ad andare un passo oltre e a fare dell’avant metal, riesumando l’espressività di Renihilation ma accogliendo nella struttura del (lo adopero?) burst beat una serie di suoni altri tra campane, cornamuse, trombe MIDI e una voce che elimina definitivamente il growl. Ci sanno fare i quattro (merito anche del gran lavoro del batterista Greg Fox, che porta qualcosa dalla sua esperienza con gli Zs), presentando un disco black che non suona black e stimolando l’ascensione attraverso una scrittura reiterata, che tra pieni e vuoti tende sempre a vorticare verso l’alto. E’ il nocciolo di tutta la loro produzione, ed il motivo per cui in definitiva vincono: un’identità della struttura che permette al “lavoro dell’arca” di accogliere fascinazioni trasversali, dagli episodi medievali di Fanfare e agli azzardi rap di Vitriol, cadendo sempre in piedi. A segnare invece il legame col passato ci pensano i brani più lunghi del lotto, i dieci minuti di Reign Array o i sette di Follow II, anche qui senza mai dare l’impressione di brutalità, preferendo alla violenza del riff la tensione degli archi, delle trombe e di qualche campionamento glitch.

Il singolo per drum machine Quetzalcoatl aveva lasciato intendere aria di cambiamento. Ora che si presenta nel suo insieme, The Ark Work diventa una bella conferma del talento dei Liturgy, decisi a mantenere la posizione di comando nella nuova ondata black metal venuta fuori in campo mainstream (i vari Deafheaven, Krallice, Wolves in the Throne Room) e avvicinando un pubblico curioso che qui può trovare pane per suoi denti.

17 Marzo 2015
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