• Mar
    01
    2011

Album

Rough Trade

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Arduo per Micachu & The Shapes stupire, dopo questa collaborazione con l’ensemble orchestrale London Sinfonietta. Registrata dal vivo nel maggio londinese di due stagioni or sono, ispirandosi – chiaro in ciò il titolo – alla tecnica del chopping and screwing dell’hip-hop texano dei Novanta, che consisteva nel dimezzare il tempo di battuta fino a ottenere un senso di stordimento e ottundimento. Logico, pensando a un DJ Screw che la metteva a punto in quel di Houston grazie alla passione per uno sciroppo contro la tosse che rallenta la percezione della realtà da parte dei neuroni.

Se a premesse tra loro diverse quanto polo ed equatore aggiungete gli strumenti auto-costruiti dal trio Mica Levi/Mark Pell/Raisa Khan per fare tabula rasa in fase compositiva, il quadro non vi sarà chiaro ed eccolo, il pregio del lavoro tutto. Una imprevedibilità al riparo da superbia e approssimazione, ottenuta imponendosi mezz’ora di sagace e oppiacea revisione dello stile “onice e assenzio” appartenuto alla 4AD più aurea. Indovinati goth-pop cameristici come Not So Sure e Everything fanno infatti pensare ai This Mortal Coil mai esistiti, strafatti di codeina e dotati di perverso umorismo.

A seduttori seduti comodamente su una ragnatela d’archi e percussioni che al primo ascolto inquieta e, nel giro di pochi passaggi, avvince come edera (l’ambient subacquea Medicine Drank; le movenze scivolose di Unlucky) anche quando cerca d’intimorire (Low Dogg: una Siouxsie alle erbe?). Ragioni d’essere di un’opera acuta, che scompone con un sorriso l’autocompiacimento di troppa avanguardia.

31 Marzo 2011
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