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Nuova uscita sulla media durata per Loraine James con l’EP Nothing, per una ventina di minuti eterogenei ma coerenti, come ci ha abituato (fin troppo bene) già da For You and I di un anno fa. James, in un lavoro che contiene di fatto tre canzoni e uno strumentale, dimostra una prolificità che non intacca la qualità delle sue produzioni. Appena a inizio anno usciva Hmm, un random EP – come lo definiva lei stessa – nel quale esplorava panorami digitali a cavallo tra le ipnosi di Caterina Barbieri o la trance di Lorenzo Senni.

Nothing è invece un lavoro più strutturato: in copertina ancora un dettaglio, rimasticato digitalmente, delle palazzine che già campeggiavano sul precedente LP. Un evidente richiamo alla continuità di un discorso che qui si articola in un percorso che nelle intenzioni della James parte dall’apatia (l’impressionismo ai synth in zona Arca, l’asfalto del grime e la voce aliena della producer uruguayana Lila Tirdo a Violeta della title track) e attraverso il rap di Tardast mischia le carte prima di allentare i bpm e proporre una morbida rivelazione in Don’t You See?, cantata da Jonnine Standish degli HTRK.

C’è ancora spazio per The Starting Point, sembra quasi storia a sé rispetto al terzetto precedente: un concentrato di jungle glitchata ma dal volto umano e emozionale, in special modo nel finale. A ben vedere è in realtà una summa strumentale di questo, pur breve, lavoro: disorienta e schiaffeggia nella prima metà, prima di offrirci una luce che, nonostante sia indefinita, è l’atmosfera principale che ci resta terminato l’ascolto. Oltre alla consapevolezza, consolidata, di trovarci di fronte a una producer che sa raccontarsi attraverso un linguaggio che, pur in divenire, è già decisamente maturo.

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