• Mar
    01
    2012

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ANTI-

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Dopo un esordio che è stato osannato in lungo e in largo dalla stampa internazionale, salutato come l'affacciarsi sulla scena indie folk di un songwriter complesso, adulto, che non disdegna le proprie radici classiche, Ari Picker ritorna con i suoi Lost In The Trees con l'atteso sophomore. La chiesa del titolo, A Church That Fits Our Needs, è quella che il cantautore di Chapel Hill, North Carolina, ha costruito e dedicato alla memoria della madre Karen Shelton, morta suicida.

Un disco, quindi, del quale non si può parlare male, perché quando metti la faccia di tua madre in copertina, dopo aver passato tutto il tempo a limare queste 12 composizioni, composte, arrangiate e cantate per intero da Picker stesso, non puoi aver distillato il dolore, sublimato la perdita in un delicato equilibrio di classica, folk, tra le viscere di Micah P. Hinson, i barbagli Bright Eyes/Conor Oberst, umori Mountain Goats. Ne escono momenti espressionisti come This Dead Bird Is Beautiful, con un coro di voci fantasmagoriche su un tappeto di violini claudicanti che si fonde con i fiati. La stessa efficace commistione che si ritrova anche in altri momenti del disco, come An Artist's Song o Red.

Oppure puoi essere un bamboccione paraculo. Perché sbattere in copertina la faccia di tua madre morta è un po' trash. Perché la morte di tua madre è la prima cosa di cui parli nel video promo del nuovo disco. Oltretutto, dopo che già nel 2006, prima dell'esordio, mentre eri ancora un giovane studentello alla ricerca di una strada nel mondo, hai voluto e sei riuscito a partecipare a uno show televisivo (The Early Show sulla CBS) per un "makeover for a special mum". Risultato: la mamma si rifà il guardaroba e il trucco, e visto che lei dipinge, le organizzano anche una mostra in una grossa galleria. E per sovrappiù a te e alla tua band fanno suonare un pezzo che mandano in diretta nazionale. E allora, vuoi che a un caro ragazzo così, che ha studiato composizione classica ed è tanto tormentato, alla fine, non salti fuori un contratto per un disco?

Sulla paraculaggine, decidete voi: se vi piace struggervi in un dolore di riporto, accomodatevi. Ma, contenuti extramusicali a parte, A Church That Fits Our Needs soffre proprio dell'esasperata ricerca del colpo ad effetto, come nel plagio Radioheadiano di Tall Ceiling, quando tutto è teso per fare provare a chi ascolta quelle emozioni forti (non abbiamo dubbi) che la scomparsa ha scuscitato nel suo autore. Il problema è che più che farcelo rivevere quel dolore, queste canzoni ce lo descrivono e basta.

7 Marzo 2012
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