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Quando fai un singolo come Dilemme il pericolo di restare una one-hit wonder è sempre nascosto nell’angolino buio della cameretta. E invece Lous and the Yakuza ha fugato i dubbi singolo dopo singolo, lasciando intravvedere un progetto di più ampio respiro. Alla fine questo Gore è uscito, ed è semplicemente un disco molto buono. Parliamo comunque di qualcosa di potenzialmente super pop con legittime ambizioni anche di mainstream – basti pensare che un anno fa la ragazza presentava Dilemme come ospite di X-Factor Italia, non proprio la roccaforte dei duri e puri. 

Eppure è un pop sempre ben vestito, con l’egida di El Guincho (il padrino artistico di Rosalia) a spargere garanzie produttive su tutto. Si balla a cavallo tra una trap morbida e molto melodica, uno urban-pop decisamente francofilo e sfoglie electro sempre sullo sfondo. La confezione è insomma sempre elegante e raffinata nella sua educata orecchiabilità, con tutta una serie di preziosismi produttivi che nobilitano generosamente un pop d’autore cesellato di fino ma mai barocco. Il cosmopolitismo biografico della protagonista (belga-congolese di origini) è ben restituito: si mischia suggestioni nippo-tribali spalmandoci sopra un cantato in francese, e sprezzemolando poi anche qualche scampolo di estetica più orrorifica ed esoterica, perfino vampiresca e – appunto – gore (vedi video di Tout Est Gore).

Lous and the Yakuza appare quindi sempre in un abito di sartoria tagliato su misura per lei, perfettamente calato in un ruolo da cyber-sciamana. Poi certo, il disco finisce e tu canticchi ancora Dilemme. Ma con la consapevolezza che anche il resto si è fatto ascoltare ben volentieri.

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