• Apr
    21
    2015

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Tuk Music

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I Doors sono una delle band predilette di Luca Aquino, trombettista jazz dal talento pari alla disinvoltura con cui rimette in gioco ad ogni lavoro impostazione e prospettive. Nel caso del qui presente OverDoors, sesto album a proprio nome, decide appunto di rivisitare dieci tracce dal repertorio della band californiana, strutturandosi in quartetto (oltre alla sua tromba ci sono basso elettrico, chitarra e batteria) e via andare con un senso nitido di devozione e libertà, nel segno di una fusion che prima di seguire strategie o cliché cerca di cogliere il potenziale di ogni pezzo all’incrocio tra visione e memoria.

Se Queen Of The Highway è una girandola di umori swing, reggae e hard-rock (con la voce di Petra Magoni che folleggia concedendosi un divertente – e divertito – duetto scat con la tromba) e Light My Fire scozza blues incalzante e acidità incendiaria dilatando e frammentando la melodia (che a tratti sembra riflettersi in uno specchio sbriciolato), Blue Sunday snoda una marcetta di velluto dalle fragranze moderniste (bello l’assolo di chitarra) e Indian Summer sovrappone piglio cinematico e sospensione emotiva ricordando il Wyatt più carezzevole.

E’ un gioco, insomma, che accetta di giocare suggerendo risvolti profondi dietro ogni ghiribizzo, coltivando il patrimonio emotivo dei contrasti e la possibilità costante della svolta (le fragranze folk blues e i riff rocciosi in Hyacinth House, la cerimonia febbrile funk-psych di Peace Frog con la tromba davisianamente distaccata). Più riconoscibili i pezzi-monumento Riders On The Storm e Waiting For The Sun, echi di elicottero, basso profondo e voce cavernosa (del cantante francese Rodolphe Burger) per il primo, tensione apocalittica e folate elettriche per il secondo, in entrambi i casi la tromba pennella astratta e lirica, come una perturbazione melodica che sa farsi collante con maestria impressionista. E che nella breve, palpitante title track diventa il più commosso dei tributi.

20 Aprile 2015
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