• Mag
    01
    2010

Album

Goodfellas

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Il riferimento a Ghisola, personaggio femminile di “Con gli occhi chiusi” di Federigo Tozzi, è solo uno dei tanti segnali dell’inquietudine intellettuale di Luca Faggella. Attore di teatro (ha recitato Beckett, Jarry, Borges), interprete fra i migliori di Piero Ciampi e ciampiano nell’animo, ma anche vincitore nel 2002 di una Targa Tenco come miglior esordio con il klezmer di Tredici canti – cui fece seguito il rock scuro e sessuale di Fetish – il livornese pare muoversi fra vite solo apparentemente parallele fra loro, in vero brucianti della stessa fiamma che non lascia scampo a concessioni di sorta e neppure, almeno fino ad oggi, ad un’identità precisa.

Questo disco, prodotto da Giorgio Baldi (già all’opera coi dischi meglio riusciti di Max Gazzé), lo vede confrontarsi con certa new wave livida alla Diaframma (Come), comunque virata in senso cantautorale dalle parti di Faust’O (La prova) e con qualche interessante deviazione su architetture maestose di synth, chitarre in rifrazione e voce luciferina alla Scott Walker (Maremma sangue). Nomi importanti e di culto insomma, il cui spettro attraversa canzoni che non disdegnano nemmeno semplicità poppeggianti (la title-track), improvvisi trip-hop (una Ti bacio e torno volutamente antiquata nei suoni) e cover raffinate condotte in porto con maestria (St. Elmo’s Fire di Brian Eno). Tuttavia a Faggella mancano ancora quegli spunti personali che lo rendano non tanto un emulo – non è questo il caso – ma certamente qualcosa di più che un (buon) proseguitore.

28 Maggio 2010
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