Recensioni

6.8

Se da una parte c’è Om Unit, con la sua prosopopea di jungle/hip hop/footwork beat rigorosamente non risonanti (e la piccola scuderia Cosmic Bridge annessa e connessa), dall’altra c’è il gemello americano Travis Stewart in arte Machinedrum, producer che da Room(s) in poi non ha fatto che accrescere una legacy tutta al singolare con un similare approccio, identica padronanza e scaltrezza in produzione, ma una strategica apertura a destra in direzione post-soul, testa di ponte che gli ha fatto guadagnare tutta un’ala di ascoltatori tra hispter e i turisti del ritmo.

Vapor City Archives  segue un EP che tornava a guardare più in faccia la footwork e il ghetto, quel Fenris District EP che conteneva una bella zampata juke come Back Seat Ho . Il sound qui, come da titolo, suona come l’archivio di session del disco maestro, Vapor City: niente singoloni e dentro le (buone) maniere, con un’infornata di tracce dal sicuro impatto fatte grossomodo della stessa polpa di quel bel lavoro. I ritmi li conosciamo, il blending di soul e le iniezioni house pure, in più da queste parti è come stare in vacanza, d’estate. Diciamo che l’urbano è quasi dietro l’angolo, ed è questa la Only 1 Way 2 Know, giusto per parafrasare il pezzo di punta e ascoltando gli arpeggi di chitarra di una Safed.

Da segnalare, oltre al buon artwork affidato a Dom Flannigan e Éclair Fifi della crew LuckyMe, anche la versione centered di Vizion, brano apparso sul Vizion EP del 2013, e il lavoro sui rullanti – e l’intarsio meticoloso – di una More Than Friends che gioca più in complessità rispetto alle altre tracce. Secondo la press, Archives chiude il cerchio attorno alla cartografia di strade e quartieri di Vapor City. Acquisto (e stream) per fan e completisti.

Voti
Amazon

Ti potrebbe interessare

Le più lette