• feb
    17
    2017

Album

Mansions and Millions

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Un’apertura atmosferica e accordi di piano che entrano in scena con passo soave ma austero, accompagnati da archi synthetici e malinconici. Retrogusti europei prendono forma. Così si presenta Like Water, album d’esordio di Magic Island (all’anagrafe Emma Czerny), giovane canadese attualmente stanziata a Berlino.

Intro/The Waves Crash può portare fuori strada: in realtà la creatura Magic Island prende forma solamente nella successiva Shepherd, traccia in cui confluiscono molte delle sfaccettature del lavoro produttivo della Czerny. Battuta lenta, vocalizzi celestiali e un ancestrale sentore medievaleggiante spezzato di tanto in tanto da un accenno impazzito di r&b/soul. Ritroviamo tutta quella voglia di sperimentare che abbiamo già rintracciato nelle Let’s Eat Grandma, trasportata in un formato che unisce l’algido al sinistramente sensuale, all’insegna di un pop elettronico dall’alto dosaggio art. L’approccio al canto della Nostra è assolutamente peculiare e probabilmente solo dal vivo è possibile capire quanto naturale sia un timbro che suona come un incrocio tra il canto di una sirena e il lamento di un neonato (Hearbeat). Fatto sta che è facile rimanere spaesati e al contempo affascinati, in particolare nella title track, downtempo spettrale in cui un tappeto di tastiera di scuola Better Person (altro nome sotto Mansions & Millions attratto dal richiamo berlinese, vedi l’ottimo EP It’s Only You dello scorso anno) incontra una melodia – finalmente – tangibile.

Il rapporto con la scena sophisti-pop canadese (vedi gli Exit Someone, freschi di un contagioso EP) non è trascurabile e non sorprende che in supporto ad Emma troviamo nientemeno che il grande guru della retromania vellutata di Montreal, Sean Nicholas Savage, in una traccia – Little Love – a dire il vero un po’ forzata e pretenziosa. Like Water è un disco in cui l’aura vagamente radicale (qualcuno, forse, direbbe elitaria) rimane tale solamente a livello superficiale: nelle tematiche dei testi non ci sono velleità alte alla The Knife o alla Jenny Hval e – quasi – tutto ruota attorno una scrittura che cerca di parlare più all’io che alla società. «Less is more, and with lo-fi production you can really feel raw emotion more clearly, and this is what music is about for me», chiarisce la canadese. L’approccio all’elettronica è difatti lo-fi/bedroom, ma anche quelli che a primo impatto sembrano essere beat minimali, nascondono invece intrecci e stratificazioni tutt’altro che banali che spesso si muovono all’interno di strutture free-form lontane dagli schemi della pop song (Daysgoby, ad esempio, sfocia in una cassa dritta da after berlinese).

L’acqua come protagonista (il blip di Ostsee può ricordare il suono generato da una goccia d’acqua su materiale metallico) a plasmare una certa fluidità post-Hundred Waters. Alla lunga (leggasi, nella seconda parte della tracklist) diventa chiaro che l’urgenza stilistica per il momento sovrasta la capacità compositiva: la fantomatica quadratura del cerchio è ancora – decisamente – lontana, ciò nonostante Like Water è un buon punto di partenza per un nome che non merita di rimanere nell’ombra.

8 marzo 2017
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