• Set
    01
    2012

Album

Swim

Add to Flipboard Magazine.

Negli anni ’80 Malka Spigel è stata la bassista dei Minimal Compact, tra i pochi gruppi rock israeliani di fama internazionale (anche se da Tel Aviv nel 1981 si erano spostati e stabiliti in Europa, prima in Olanda e poi in Belgio). Dopo lo scioglimento della band, ha formato una salda partnership artistica con suo marito Colin Newman, di cui ha condiviso numerosi progetti, non ultimi – ma più recenti – i Githead. Si è poi dedicata alla Swim (sua e di Colin) e ha intrapreso una carriera parallela nelle arti visive, nel video e nella fotografia. In compenso, la sua discografia da solista è piuttosto scarna; Everyday Is Like the First Day è soltanto il terzo capitolo, dopo Rosh Ballata (1993) e My Pet Fish (1998). Malka lo ha registrato in quattro studi con diversi musicisti, e ha saputo mantenere un’impronta personale al di là della naturale eterogeneità dovuta alla realizzazione. 

In inglese come il secondo (mentre il primo era in ebraico), il nuovo album propone all’inizio un interessante cantautorato electro-acustico di velata matrice folk, con arrangiamenti a metà tra il synth pop e la musica da camera. Il ritmo è molto sottotraccia ed è dettato quasi più dalle chitarre, molto delicate, o dagli strumenti a corda che non dalla batteria o drum machine. In questo limbo si cullano i primi tre brani – Ammonite, la title-track, con la sua tenue psichedelia, e Lost in Sound (certi shoegazer di ultima generazione farebbero carte false per quelle melodie circolari) – ma in parte anche la successiva Dream Time. See It Sideways è un pop/rock cerebrale che rimanda al kraut e a Colin Newman; dalla sua ha un ritornello che sarà difficile cavarsi dalla testa.

Nella seconda metà del disco i ritmi o l’intervento dell’elettronica diventano più pronunciati (vedi Finding You e No More Running o la ballabile Two Dimensions in a Single Frame) e si sentono di più le chitarre elettriche (Chasing Shadows, Back to the Old City). Non cambiano di molto le coordinate, ma è come se a lungo andare il fascino del dream pop “da camera”, senza chitarre distorte, si stemperasse leggermente. Nell’insieme i brani diventano più convenzionali e anche se le piccole aggiunte servono soprattutto a scongiurare una certa – intendiamoci, intelligente, raffinata – monotonia, l’incantesimo dei primi pezzi viene un po’ meno. Questione, forse, di punti di vista. Una buona prova, comunque, sicuramente arricchita dai contributi di personalità come Alexander Balanescu, Andy Ramsay, Ronald Lippok e Johnny Marr, oltre che del nostro Teho Teardo.

2 Settembre 2012
Leggi tutto
Precedente
Vinicio Capossela – Rebetiko Gymnastas Vinicio Capossela – Rebetiko Gymnastas
Successivo
Mala – Mala in Cuba Mala – Mala in Cuba

album

artista

Altre notizie suggerite