• Nov
    01
    2012

Album

Autoprodotto

Add to Flipboard Magazine.

Collaborazioni fruttuose tra jazz ed elettronica negli ultimi tempi ne abbiamo viste parecchie. In campo post-techno si potrebbero citare – beninteso senza velleità di completezza – i lavori del trio di Moritz von Oswald, le uscite dei Cobblestone Jazz e i remix di Villalobos con Loderbauer per ECM; altri esempi notevoli dal jazz italiano sono gli esperimenti di Gianluca Petrella con la sua Cosmic Band, l’intera carriera di Paolo Fresu e una promessa che abbiamo felicemente recensito qualche mese fa come Luca Aquino.

La collaborazione fra la Marcotulli e Rabbia (la prima al pianoforte, il secondo alle percussioni e al live) si inserisce nel progetto del vignaiolo Michele Satta, che dal 2010 propone un concerto abbinato ad un vino (nel 2012 è toccato allo Syrah), in collaborazione con il guru Eraldo Bernocchi, la video-artista Petulia Mattioli e la casa discografica londinese RareNoise.

Il concerto per la scorsa vendemmia aggiunge un tassello importante alla letteratura per l’insolita formazione minimal che tocca melodie ereditate dal nume tutelare Jarrett, upgradandole con un interscambio sanguigno. Una cosa che esula dalla purezza e dalla riservatezza del pianista americano, trasmettendo invece un modo di fare jazz caldo, “italiano” nei modi e nei risultati, in alcuni punti vicino pure alle prove soliste al pianoforte di Chick Corea.

La melodia della Marcotulli va a ripescare i paesaggi degli impressionisti francesi, per poi svicolare con improvvisazioni e crescendo che sfociano anche nel free più percussivo (Traccia 7). Il tocco di Rabbia è precisissimo e vario, alterna grazia, silenzi nordici e un accompagnamento armonico illuminato. Il viaggio del percussionista si arricchisce poi di accenni live electronics, a cavallo tra effetti speciali e musica ambient (Traccia 2). Il dialogo, registrato dal vivo, punta tutto sull’improvvisazione, che bilancia perfettamente il contributo individuale, sia nei momenti meditativi (Traccia 5) che in quelli più movimentati.

Questo disco va assaporato lentamente, come un buon vino. Dopo qualche eventuale perplessità iniziale, ne sarete stregati, perché è sempre difficile trovare chi coniuga a puntino ricerca improvvisativa con ascoltabilità e stile. Semetipsum 2012 ci riesce a pieno: attenzione però a non prendere sbronze.

6 Gennaio 2013
Leggi tutto
Precedente
Viv Albertine – The Vermillion Border
Successivo
Paolo Mei & il Circo D’Ombre – Inventario Paolo Mei & il Circo D’Ombre – Inventario

Altre notizie suggerite