• Ago
    25
    2014

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Heavenly

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Dopo trent’anni di carriera, nove album solisti e innumerevoli collaborazioni, non ci siamo ancora stancati di Mr. Mark Lanegan. A confermarlo è questa ultima uscita, un EP dal titolo No Bells On Sunday, che, per stessa ammissione del Nostro, anticipa il prossimo full-length Phantom Radio, atteso per novembre.

Parliamo di attesa perché, almeno per chi scrive, l’attenzione che sta attorno ad ogni nuovo lavoro di Lanegan è sempre accompagnata da un comprensibile timore, ovvero che il passaggio da personaggio di culto a vera e propria leggenda lo abbia spinto negli ultimi anni a concentrarsi più sulle attività extra-soliste che sui propri album. Un’ansia largamente smentita, prima, da quel ritorno in grande stile che è stato Blues Funeral, e dallo splendido Imitations poi, che ce lo hanno restituito al meglio della forma e tutt’altro che adagiato sul solo carisma della voce. In altre parole, se in un paio di episodi la collaborazione si è limitata più che altro ad una presenza fin troppo ingombrante (Black Pudding, con Duke Garwood), è anche vero che, da solo, Mark Lanegan continua a non sbagliare un colpo, come ci dimostra ancora No Bells On Sunday.

Quasi a voler ripetere, dieci anni dopo, l’eccezionale ritorno annunciato da Here Comes That Weird Chill e concretizzato poi con Bubblegum nel 2004, i cinque brani di No Bells On Sunday presentano l’ennesima direzione della parabola laneganiana: ritornano infatti le pulsazioni sintetiche che avevano caratterizzato Blues Funeral, qui presenti nell’opening Dry Iced e nella conclusiva Smokestack Magic. Pezzi che sintetizzano al meglio le visioni cantautorali di adesso: le onnipresenti radici blues amalgamate alle pulsazioni electro, la simbologia biblica ed esoterica unita ad un certo gusto per synth e drum machine, a voler ribadire che il songwriting di Lanegan è tanto radicato nel passato quanto perfettamente in grado di muoversi nel presente, evitando ancora una volta il rischio di fossilizzarsi in quei miasmi acid-folk che da The Winding Sheet in poi ce lo hanno fatto apprezzare come unica presenza autorevole nel deserto post-grunge. Un passato che lui non rinnega, ma che anzi riemerge prepotente con Sad Lover, che sembra riportarlo (voce compresa) all’irrequietezza psych e garage dei primi album con gli Screaming Trees.

E’ proprio quando la voce si mescola agli archetipi della tradizione che il buon Mark dà il meglio di sé, ad esempio nella cantilena dark di Jonas Pap, e, soprattutto, nella title-track, a cui va una menzione speciale. No Bells On Sunday è infatti un brano che si fa classico già dai primi ascolti, e che condensa tre decenni di attività cantautorale ed eccezionalità vocale: in altre parole, è il continuum della tensione elettronica e del paradigma folk/blues, dove il punto d’incontro è naturalmente un’interpretazione flemmatica, sensuale, e ovviamente inconfondibile. Profondità blues e fascinazioni cibernetiche che presumibilmente ritroveremo in Phantom Radio, e che non tradiranno le aspettative di chi considera Mark Lanegan ancora una figura di spicco nel panorama musicale passato e presente.

25 Agosto 2014
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