Live Report

Add to Flipboard Magazine.

Occasione imperdibile per chi come me ha sempre seguito l’avventura sonora del vulcanico Mark Stewart fin dai suoi esordi con gli indimenticati Pop Group. L’occasione è data dall’uscita del suo ottavo album, questo The politics of envy che, diciamo la verità, ha suscitato più interesse per la rosa di collaborazioni (da Bobby Gillespie a Lee “Scratch” Perry passando per Keith Levine e Daddy G) che non per l’originalità del suono.

Ben conscio del “limite” compositivo della prova – e lo dice un fan di vecchia data -, ho cercato di approcciare il live sperando in un guizzo di genialità del nostro, soprattutto sperando che il bagaglio funk e dubscape urbano trovasse ancora un posto d’onore negli arrangiamenti dei brani. Nulla da eccepire sulla bravura della band e sulla presenza sul palco: memore di un passato post-punk e dell'attitudine critica nei confronti del sistema globale, il Pop Group ha ancora parecchio da dire a proposito dell'inquietudine che si respira per le strade di mezzo mondo, ribadito ancora di più da quell’Autonomia dedicata a Carlo Giuliani.

La tensione non si allenta mai durante l’esibizione ma il nuovo Mark predilige il post-punk a scapito dell'ibridazione dub/funk che ne ha forgiato la caratura leggendaria. Per accorgerene bastano le versioni live di Liberty City private di quell’obliquità dub o la conclusiva Hysteria, con un finale degno di una metal band.

A fine concerto non si nasconde l'amaro in bocca. Mark nei testi è sempre quel grande artista in grado di fondere nervosismo e ansia come nessun altro, eppure molti dei suoi spunti geniali sono ora al servizio di un ibrido electro/rock troppo nostalgico e mainstream.

10 Aprile 2012
Leggi tutto
Precedente
Alexander Tucker – Third Mouth Alexander Tucker – Third Mouth
Successivo
Patrick Watson – Adventures in Your Own Backyard Patrick Watson – Adventures in Your Own Backyard

Altre notizie suggerite