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7

Quarto album in otto anni, un processo di espansione nella continuità che coinvolge anche – di conseguenza? – l'organico, dal momento che l'ex-duo è oggi un quintetto, considerato l'ingresso in pianta stabile del violoncellista Mattia Boschi. Un acquisto che determina ulteriore ispessimento della trama, indirizzata verso una ricchezza carica di tensione, una gravità che pesca nell'imprinting del folk mediterraneo per poi andare ad incendiarsi rock (quella specie di grunge a spine staccate disposto a vampe e sfuriate psych). L'innesco è il solito, ovvero il concitato dinamismo che intercorre tra la chitarra ipercinetica di Carmelo ed il canto ventrale di Giovanni, quel loro fare disanima a sangue caldo dello stare al mondo, dell'essere pervicacemente umani tra i rapporti di forza tragicomici della società degli uomini.

Virtuosismi complementari corroborati da un senso vivo della performance e un utilizzo delle liriche sempre in bilico tra la sagacia e la rivelazione. Le dodici tracce di questo Carne con gli occhi – prodotto dall'esperto Tommaso Colliva – non deludono, ribadendo l'ispirazione che ha sostenuto i lavori precedenti, prediligendo una più diffusa intensità alle tipiche scorribande genialoidi (che pure non mancano, vedi il cabaret psicotico di Camerieri ed il facinoroso carosello di Muratury). Sarà la maturità, sarà che hanno voglia di fare sul serio e di farsi prendere sul serio più di quanto non sia finora accaduto, probabilmente a causa di una calligrafia sì insolita, originale ed esuberante, ma a gioco lungo il laccio che ti fa cavalcare in cerchio.

Gli echi folk-studio di Cromatica, l'enumerazione filosofeggiante di Di vino, l'art-folk animoso de Il traditore, l'impeto furibondo di Al guinzaglio e gli aromi palpitanti di Coincidenze sono gli episodi più riusciti di una scaletta che sembra voler allentare la cavezza. E magari – chissà – saltare il recinto.

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