• lug
    20
    2015

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Phobos Label

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Flavio Zanuttini è un giovane e bravo trombettista friulano che trasversalmente si sta facendo notare nel panorama avant-jazz italiano, offrendo la sua arte a dagli Assassins di Francesco Cusa a varie big band o progetti in cui la sua tromba è più o meno perno centrale. In questa nuova incarnazione sotto forma di trio insieme alla chitarra elettrica di Roberto Fabrizio e alla batteria di Marco D’Orlando si sposta leggermente dagli ambiti di riferimento e mantiene fede al nome della formazione.

Martello infatti è un pachiderma heavy-jazz, formula che potrebbe significare tutto e nulla ma che, come ha potuto testare chi ha avuto modo di ascoltare la preview dell’album sulle pagine di SA, identifica il suono multiforme, mai statico né prevedibile, ma sempre “martellante” e senza pietà della sigla. Immaginate un avant-rock dalla grana grossa, in cui fluttuano inserti elettronici elaborati dallo stesso Zanuttini e una tromba mai scontata, a volte pulita (l’opener Gagarin, tributo con tanto di “citazione” vocale al caro cosmonauta sovietico), molto più spesso corrosiva e distorta, sorretta da una chitarra che non è mai contrappunto, anzi fa spesso la voce grossa sfiorando metal in forme doom e noise (Theft), così come certi passaggi più cerebrali (Rabbits), e da un drumming pesissimo ma sempre mobile (Drumlando). Ai più vecchi, e con gli ovvi e dovuti distinguo, potrebbero ricordare i gruppi con cui trafficava il vecchio Zorn agli albori dei novanta quando cercava di mischiare gli eccessi jazz e grind, ma più come ipotetica stella del mattino che come evidente referente musicale, oppure potrebbe ricordare una filiazione incestuosa del primigenio calderone jazz-core italiano, ma di quello con meno fronzoli e moltissimo grezzume. A rinforzare l’idea della heavyness del trio c’è la scelta del cofanetto contenente il cd: una “incudine” di legno e cuoio chiusa da un chiodo e opera di Carne e Nodo che è gioia per chi ama il medium oltre che il messaggio.

26 gennaio 2016
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