• Gen
    01
    1995

Campi magnetici

Mescal

Add to Flipboard Magazine.

Risulta sempre più stupefacente, negli anni e nel procedere delle uscite discografiche, il modo calibratissimo con il quale i Massimo Volume, band distanze bolognesi, siano stati in grado di costruire la propria poetica. Vicende sonore che intrecciano armonie narrative: così potremmo definire il lavoro di Emidio Clementi, Egle Sommacal, Vittoria Burattini (oltre a Gabriele Ceci e, ora, Stefano Pilia), dai primi anni ’90 pionieri di un incrocio magico – e peculiarmente italiano – tra post-rock (ma non solo) e spoken wordLungo i bordi è, per i Massimo Volume, il disco della svolta, dopo un esordio (Stanze, 1993) ancora acerbo e accolto abbastanza tiepidamente. Nel 1995 la band va consolidandosi e affida la produzione di quest’album a Fausto Rossi, amatissimo da Clementi, artista sfaccettato, dalla poetica ipersensibile fatta da sempre di sussurri e grida (si pensi al balzo romantico che ha trasformato Faust’O nel Fausto Rossi che oggi possiamo ancora ascoltare live).

Quelli di Clementi sono racconti autobiografici, storie di amici e compagni di vita bolognese, narrazioni, forse sogni o ricordi (La notte dell’11 ottobre), storie perlopiù indecifrabili una volta finite, difficilmente collocabili, solo raramente con un luogo e un tempo precisi. Lungo i bordi è una raccolta di racconti che sfiora il nodo dell’esistenza mantenendosi a lato, scorrendo introspettiva nelle vie di confine, in una periferia letteraria del raccontarsi. L’album è sorprendente nel dimostrare, per la prima volta, l’incredibile capacità di Egle Sommacal nel non costruire mai semplici sottofondi per le parole di Clementi: la magia dei Massimo Volume si annida in questa dote, ancora presente oggi, di non lasciare che la parola schiacci il suono e viceversa. I testi di Clementi sono piccoli film, brevi videoclip sospesi che chiedono, sempre, una colonna sonora, poi prontamente fornita dalla chitarra di Sommacal e dal beat pulito e quasi jazzistico di Vittoria Burattini.

Post rock, si è detto, ma anche reiterazione ragionata delle strutture musicali, qualche elemento noise (Frammento 1), atmosfere sospese, chitarre elettriche tesissime (Fuoco fatuo), accenni swinganti decostruiti (Per farcela). Se negli annali è rimasto Il primo dio, brano dedicato e ispirato a Emanuel Carnevali – autore la cui poetica risulterà, anche nei dischi successivi, fonte di costante ispirazione per i testi di Clementi -, la forza di brani come Inverno ’85Meglio di uno specchio e una Nessun ricordo dal carattere quasi pop, fanno, se non la storia della musica italiana, senz’altro la definizione di un genere.

L’eredità ancora mai raccolta dei Massimo Volume è stata declinata, negli anni, in modi diversi, ma spesso incapaci di rendere con altrettanta efficacia la forza dell’incontro suono-parola che ha contribuito a fissare, nel tempo e nella Storia, la band di Clementi & co.

24 Luglio 2013
Leggi tutto
Precedente
Run The Jewels – Run The Jewels Run The Jewels – Run The Jewels
Successivo
Salah Addin Roberto Re David – Storie scritte sulla sabbia Salah Addin Roberto Re David – Storie scritte sulla sabbia

album

recensione

recensione

recensione

recensione

artista

Altre notizie suggerite