Live Report

Add to Flipboard Magazine.

A coronare l’ultimo sussulto di un autunno cartonato, il PinUp di Mosciano Sant’Angelo spara una doppietta di band diametralmente opposte, eppure unite da un filo sottilissimo di solennità musicale.

Spalancato il sipario che divide in due parti perfettamente uguali un locale letteralmente avvolto dalla nebbia artificiale (a tal punto da rendere difficoltoso anche l’approccio interpersonale), aprono i marchigiani Dadamatto. Senza dubbio (e l’impostazione live lo conferma) la band marchigiana è il quarto mistero indie tricolore. Davvero si stenta a comprendere le motivazioni per cui questo concentrato d’isteria post-core non riesca ancora ad imporsi all’interno del panorama musicale nostrano, per giunta con all’attivo tre dischi di assoluto valore (l’ultimo in ordine di tempo, Anema e core pubblicato lo scorso anno, è un recupero assolutamente obbligato). Testi visionari e sbalzi d’umore repentini, trascinano per una buona mezz’ora verso lidi inaspettati, sorretti da chitarre spigolose e una sezione ritmica dalla precisione chirurgica, eppure mai prolissa ed eccessivamente tecnica.

Bastano pochi istanti per cedere il passo ai Massimo Volume. Senza proferir parola, i Nostri occupano il palco in un silenzio solenne, repentinamente spezzato dall’incedere apocalittico di Compound. E così via per un’ora abbondante, in cui Emidio Clementi & soci pescano a piene mani dalle cupe ed estenuanti atmosfere di un Aspettando i barbari che, live, veicola ieratica disillusione intrisa di una rabbia disincantata. A dirla tutta, sembra ancora piuttosto difficile per la band, in sede di concerto, riprodurre le molteplici sfumature sonore del loro ultimo parto discografico. Forse l’ingranaggio non è ancora ben rodato o perfettamente a punto; gli intarsi e i dialoghi chitarristici complementari di Pilia e Sommacal a volte si perdono nel mare magnum di un suono imponente e non ancora perfettamente bilanciato.

Il repertorio che va da Cattive Abitudini in giù, invece, non ha certo bisogno di particolari formule. Sono brani, versi e brandelli di vita scolpiti nel marmo. Storie private che per osmosi si fanno universali, saltando a piè pari da Cattive Abitudini (da Coney Island a Le nostre ore contate, passando per versioni da brivido di Litio e Fausto) a Club Privé (Altri nomi) e Da qui (Senza un posto dove dormire e Sotto il cielo in versione dilatata e sospesa a mezz’aria, in un limbo post-rock fermo nel tempo), fino a deflagrare negli immanenti versi di Lungo i bordi (Fuoco Fatuo, Primo dio), che nel disincanto del Clementi contemporaneo, sembrano virare verso una formula del tutto nuova. Più autorevole, sicura e pervasa da una ferma rassegnazione adulta, nell’attesa che qualcosa accada da un momento all’altro. “Ice age coming”, ripeteva qualcuno tempo fa.

13 Novembre 2013
Leggi tutto
Precedente
Diaframma – Siberia Diaframma – Siberia
Successivo
Matt Elliott – Only Myocardial Infarction Can Break Your Heart Matt Elliott – Only Myocardial Infarction Can Break Your Heart

recensione

recensione

recensione

recensione

artista

Altre notizie suggerite