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Sappiamo bene quanto la new wave sia stata un grande contenitore/generatore di musiche innovative, che hanno segnato il loro tempo ma anche quelli immediatamente successivi e continuano a segnare di riflesso anche il nostro. Il punk e il variegato mondo “post-” che gli è seguito – di cui da una certa generazione in poi siamo tutti più o meno inconsapevolmente figli – hanno cambiato il modo di suonare e concepire la musica pop: non parliamo solo di composizione e di suoni, ma anche del mondo di fruirla, di scriverne e di “illustrarla”. È in effetti quello che ci racconta anche questo bel libro dedicato alla parte visiva del sound degli anni ’80 tra “new wave, dark, punk, industrial”, come recita il sottotitolo, ma specialmente indipendente e specialmente italiano.

Grafika 80! ripercorre un decennio di musica con gli occhi, attraverso copertine di dischi, pagine di riviste, fanzine, volantini e altre varie “reliquie” di un’epoca che ha visto prima di tutto un taglio netto rispetto al passato, anche prossimo. Lo stacco era percepito subito da chi viveva quei momenti in diretta: Matteo Torcinovich, che ha curato il progetto e ha scritto parte dei testi, ricorda nell’introduzione come già la copertina di Never Mind the Bollocks dei Sex Pistols, il disco che ha preannunciato un’epoca, si distinguesse a colpo d’occhio dallo standard dei dischi rock degli anni ’70. Con la sua grafica essenziale che spiccava, il suo lettering in stile ritaglio di giornale (a mo’ di lettera minatoria), i suoi colori acidi, giallo limone e rosa, era un seducente shock per un adolescente dell’epoca che adocchiava la vetrina di un negozio di dischi in cerca di novità.

A partire dal punk e dalle sue evoluzioni/eredità, nuove idee e nuovi contenuti prendono piede e caratterizzano tutto il successivo decennio, contando anche sul fatto che al cambio di paradigma estetico si aggiungono modalità e mezzi di comunicazione inediti grazie a nuove tecnologie: siamo agli albori dell’era digitale e agli esordi della computer art, ma per chi è ancora analogico (la maggioranza) ci sono le rivoluzionarie fotocopie – una risorsa economica e creativa soprattutto per le pubblicazioni editoriali indipendenti e le fanzine – e le musicassette, che regalano opportunità fin lì inedite alle etichette, ai musicisti e agli ascoltatori di tutto il mondo, creando una vera e propria tape culture. Tutti argomenti centrali per i testi di corredo alle immagini, agili e sintetici per quanto provvisti del giusto profilo critico (firmati, oltre che da Torcinovich, da Mirco Salvadori, Vittore Baroni, Giorgia Fileni, nonché corroborati da testimonianze dirette dei protagonisti).

L’apparato iconografico di Grafika 80! che si snoda lungo le oltre 270 pagine complessive è naturalmente molto ricco e variegato, come si confà al racconto per immagini di un periodo così abbondante di fermenti creativi, soprattutto underground: si va da riviste storiche mainstream come Musica 80 o più alternative come la mitica Vinile a una nutrita rappresentanza di fanzine in puro stile DIY, prodotte con mezzi minimi ma con idee editoriali spesso innovative e d’avanguardia, anche a livello concettuale. C’è lo spazio atteso per etichette canoniche come Italian Records, ma uno spot anche per realtà multimediali ante litteram – e molto più di nicchia – come Trax. Le copertine dei Litfiba o dei CCCP in un angolino e una doppia dedicata alle Officine Schwartz (ma anche a Ivan Cattaneo!) la dicono lunga sulla volontà di lasciare emergere tutta la ricchezza, anche caotica, di un decennio di cui alternativamente si celebra o si vitupera spesso solo il lato più conosciuto e/o superficiale, ma che esercita tuttora un grande influsso sugli appassionati di musica proprio in virtù di quella differenza di cui parlavamo e delle conseguenze che ha avuto.

Questo è evidente non solo se pensiamo alle frequenti e cicliche ondate di revival di certi suoni, ma se ragioniamo sull’eredità di un approccio libero, radicale e allo stesso tempo eclettico che periodicamente riemerge come un torrente carsico tra i meandri della scena musicale contemporanea. Approccio che il libro sembra avere sposato in pieno nel suo doppio ruolo, di celebrazione dello spirito di un’epoca e di documento storico, allo stesso tempo divertente e rigoroso. Una lettura e una “visione” consigliata a tutti, e anche a noi stessi in primis (per scoprire magari un po’ di nostri progenitori pre-web).

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