• Feb
    01
    2010

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!K7

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Ashley Beedle non è uno che sta fermo davanti allo specchi a cantarsi quanto è bravo. Tutt’la più se ne sta alzato la notte con l’amico e collaboratore Darren Morris ad ascoltare Mavis Staples (ecco spiegato il nome del progetto) e gli Staples Singers, da sempre loro prediletti, e vi scova la scintilla per realizzare un disco. Magari gli ci vogliono tre anni per arrivarci e il risultato è lontano dalla perfezione, però nel frattempo si è messo in discussione, ha sudato attorno a un’idea. Nello specifico, quella di chiamare attorno a sé alcuni cantanti cui affidare una traccia ritmica da remixare fino a ottenere brani diversi e confacenti partendo da una radice comune.

Che è la medesima o quasi per Kurt Wagner dei Lambchop in perfetti abiti da crooner (Gangs Of Rome vale gli Air migliori) dell’usuale e per il consumato marpione Edwyn Collins (un gradino sotto, Feeling Lucky), viceversa muta in istantanea modernista dal ghetto tramite la lezione bristoliana con la Revolution donata a Candi Staton, in cremoso babà grazie alla sventolona Sarah Cracknell di When I Walk With You e bella reinvenzione pop orchestrale con Ed Harcourt (Puzzles & Riddles).

Il rischio di un’operazione di tal fatta, nondimeno, sta nel livello medio dei partecipanti: non tutti sono assi e, tra buoni panchinari o giovani di discrete speranze, un paio di fiacche interpretazioni arrivano in un battibaleno. Vorremmo però spezzare una lancia in favore del cast e non paia una contraddizione: scommettere su facce nuove rimane un gesto coraggioso e pazienza se non tutti ripagano come Disa – da Reykjavik: si sente – o la sudafricana Cherilyn MacNeil. Quel che si ascolta è infine un po’ fuori dal tempo, un po’ retro e un po’ attuale. 

31 Gennaio 2010
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