• Feb
    03
    2014

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Daylighting

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Cosa rimane di un certo modo di intendere l’indie-rock tipico di metà anni Zero? Poco o nulla: gli unici che sono riusciti a portare avanti una carriera di un certo livello sono quelli che tra abilità, merito e fortuna, sono sono stati in grado di sfornare un secondo disco lontano dai facili sentieri delle mode passeggere. Chi, dopo un debutto mediaticamente notevole, non ha saputo uscire dalle sabbie mobili degli stereotipi di genere, si è sciolto in breve tempo (The Rakes, Little Man Tate) o progressivamente si è auto-eliminato dal giro che conta con uscite discografiche pressoché inutili (The Fratellis, The Futureheads, The Enemy, The View, Pigeon Detectives, The Automatic, The Cribs e aggiungiamo pure i Bloc Party, nonostante partissero da livelli superiori).

Difficile quindi tovare un valido motivo per attendere con ansia i nuovi lavori di The RiflesWe Are Scientists (che sono americani, ma inglobabili in quella scena) o, peggio ancora, The Twang. Per i Maxïmo Park il discorso è leggermente diverso, in quanto è vero che non sono mai stati in grado di bissare quantitativamente e qualitativamente l’esordio A Certain Trigger, ma è anche vero che tra alti (ma non troppo) e bassi (ma non troppo), fino ad oggi la loro carriera è stata rispettabilmente dignitosa. Probabilmente solo i fan ricordano con facilità i brani contenuti nelle ultime fatiche della band di Paul Smith; per tutti gli altri oggi i Maxïmo Park sono un gruppo che, con onesto mestiere, realizza il proprio dischetto di canzoni più o meno riuscite – ma mai memorabili – per andare in tour e/o finire in qualche cartellone dei più grossi festival europei. A circa un anno e mezzo da National Health, la formazione inglese pubblica il suo quinto lavoro, Too Much Information, prodotto da Dave Okumu con l’aiuto dei fratelli David e Peter Brewis (Field Music).

Inizialmente pensato come un’EP, Too Much Information ha iniziato a prendere forma nel momento in cui Paul Smith e compagni si sono resi conto che le canzoni che stavano componendo erano troppo valide per non includerle in un disco vero e proprio, pubblicizzato addirittura con il lancio della birra Maxïmo No. 5, da loro prodotta. Insomma, i “ragazzi” ci credono molto e in fin dei conti non hanno tutti i torti, dato che la scrittura sembra più ispirata del solito e la quantità di brani riusciti è più alta rispetto alle ultime due uscite. Lungo le undici tracce (più sette nella deluxe edition, con cover di classici, tra gli altri, di Mazzy Star e Nick Drake) non troviamo nulla che faccia rimanere a bocca aperta o che faccia, anche solo per un momento, ipotizzare una rinascita, ma in alcune occasioni l’ascolto – più eterogeneo che in passato – si rivela se non contagioso, perlomeno piacevole. My Bloody Mind, per quanto limitata nel suo “riffone”, ha una presa melodica non indifferente, Leave This Island abbraccia fieramente – come anche la sfuggente Brain Cells – sonorità ’80s synth-driven (e un passaggio alla Lana Del Rey…), Lydia, the Ink Will Never Dry contiene un bel giro jangly ad altezza Marr e testi che, tra l’ironico e il romantico, continuano a distinguersi per personalità.

Non mancano gli ormai superati tiri angolari dei primi tempi (I Recognise The Light, Her Name Was Audre) e alcuni sbiaditi approcci al pop-rock più ordinario (Midnight On The Hill), ma nel complesso Too Much Information è un disco con più pregi che difetti e questo non accadeva da tempo in casa Maxïmo Park. Detto questo, siamo comunque di fronte a un’opera dal peso specifico nullo, all’interno della discografia contemporanea.

6 Febbraio 2014
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