Recensioni

Affrontare e sconfiggere i postumi del venerdì sera gettandosi di nuovo nella mischia il sabato è un dovere, soprattutto quando viene offerta più di una buona ragione per schiodarsi dal divano, da Netflix, dall’abbraccio dell’anziano interiore che minaccia anche le anime dei partyboy più impenitenti. Tali motivazioni si chiamano Mecna e Fab, una somma di hype irrinunciabile, i cui addendi sono uno dei rapper più acclamati dalla critica, oltre che dal pubblico, ed un locale nuovo di zecca inaugurato da appena ventiquattr’ore nel contesto urbano di Prato.

Il Fab non è un piccolo club di provincia, ma un progetto che nasce da competenze di giovani esperti del settore che vogliono pensare in grande, come questi 1200 metri quadrati di recupero industriale allestiti a pochi passi dal centro città. Iperbolicamente mi sembra di entrare al Berghain di Berlino e scoprirne per la prima volta i misteri, tale è il respiro internazionale, circondato come sono dai container che suggestivamente arredano questo gigante in cui un tempo risuonavano macchinari dell’industria tessile.

In uno di questi container, tagliato su due lati a formare un palco alternativo a quello della sala principale, si sta esibendo Devid, giovane rapper locale con la missione di scaldare la serata presentando al numeroso pubblico il suo album Effetto Placebo, uscito a dicembre per Bitika Records. La folla è giovane come ci si può aspettare intorno a eventi dall’anima hip hop, una freschezza esasperata dalla crew che riempie il palco, dedita soprattutto alle dirette Instagram. Lo stile eclettico di Davide Calandra a.k.a. Devid, le cui influenze vanno dalla scuola romana a quella milanese e non solo, riesce a ben preparare il pubblico allo show del main stage.

Il palco è enorme, proprio come lo schermo a led che fa da sfondo, sul quale campeggia il salvagente di Lungomare Paranoia, l’album di Corrado Grilli, in arte Mecna, pubblicato da Macro Beats il 13 gennaio (qui recensito da Luca Roncoroni). Il rapper non si fa pregare a lungo, e poco prima di mezzanotte sale sul palco, microfono in mano, ancora più alto e magro di quanto preventivato, e attacca con Acque Profonde e Vieni Via, le due tracce di apertura del disco. Onstage, accanto a lui, Lvnar e il polistrumentista Alessandro Cianci, a comporre un set che sprizza grande professionalità e cura del dettaglio in ogni nota, arricchito dalle bellissime immagini che passano sullo schermo e studiate appositamente per i singoli pezzi del concerto dal visual artist Karol Sudolski.

Lo show è avvolgente in più sensi e Mecna lo rende ancora più immersivo prestando fotocamere al pubblico già abbondantemente impegnato nel riprendere col cellulare in aria. “Siete presi bene? Sì? Com’è possibile?”, chiede il rapper dalle sfumature soul, dai testi malinconici, ragionati, decisamente più adulto nei contenuti rispetto alla schiera di artisti che dello stesso genere fa un baluardo tamarro e festaiolo. Anche musicalmente, l’MC di origine pugliese riesce a portare dal vivo la qualità sentita negli album, grazie alle raffinate basi electro e agli effetti manovrati da Lvnar, nonché agli assoli di Alessandro Cianci, più volte portati all’attenzione del pubblico da Mecna stesso.

Scatto una foto ad un gruppo di ragazzini con la usa e getta lanciata precedentemente in pista (non sanno probabilmente a cosa serva la rotella per far scorrere la pellicola perché non hanno mai vissuto l’epopea delle Kodak Fun…) e torno a godermi questo show pieno del collagene naturale del giovane pubblico e delle atmosfere dei pezzi che scorrono sotto luci di colore sempre diverso, come a sottolineare ogni volta un mood differente. Dalla platea si susseguono cori per “Corrado”, fino agli auguri di compleanno per i trent’anni compiuti dal rapper proprio in questa giornata. Un pubblico assolutamente competente, che impazzisce anche per i pezzi proposti contenuti nei vecchi album Laska e Disco Inverno, cantati parola per parola; qualcuno vorrebbe addirittura sentire dal palco il famoso spot della Sammontana.

Mecna tira dritto proprio come ci si aspetterebbe e, a rischio di risultare freddo, si esprime in una delle rare pause dicendo: «Non voglio mandare messaggi di nessun tipo, io non parlo fra un pezzo e l’altro, non dico un cazzo, va bene? Facciamo la musica». I singoli di Lungomare Paranoia si fanno attendere, ma prima Il Tempo Non Ci Basterà e poi Non Serve arrivano per la gioia di tutti. Nel frattempo, il rapper è un’ombra che si muove di fronte allo schermo a led, mai illuminato frontalmente per una scelta che ben si accorda con la sua attitudine un po’ schiva. Dopo quasi un’ora e mezzo, lo show si conclude con 31/08.

La notte continua con il set di Godblesscomputers, in chiusura di una serata che ha ripagato tutte le aspettative, grazie ad un impeccabile e coinvolgente show e all’ospitalità di questa nuova venue, il Fab, fra le più belle e attrezzate che abbia visto in Toscana e in Italia, e che certamente si pone nel circuito live nazionale e internazionale di maggior prestigio, in un contesto, quello pratese, molto vivo e dinamico.

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