Recensioni

6.7

Nello sconfinato panorama musicale è sempre un piacere avere a che fare con un nuovo artista o una nuova band con un proprio credo tanto originale quanto già ben definito. Rientra senza dubbio in questa categoria il progetto Mega Bog, ruotante attorno alla figura e alle visioni distorte di Erin Birgy, e capace di imporsi con decisione – seppur lontano dai riflettori – proponendo un incrocio seducente tra DIY/lo-fi indie e sax-driven sophisti-pop di stampo ’80s. Come se mister hypnagogic Ariel Pink incontrasse i Blue Nile.

Dopo un lustro passato sui palchi prevalentemente locali (Seattle e dintorni) registrando un numero indefinito di cassette, demo e uscite minori autoprodotte, i Mega Bog pubblicano finalmente la prima vera opera compiuta, Gone Banana, per Couple Skate Records. L’immaginario weirdo-slacker di stampo Captured Tracks votato ai crismi experimental viene ben riassunto nel singolo Aurora / 99: un minuto e mezzo di introduzione composto da tastiere e dal giocoso sax creano un’atmosfera sbilenca che si apre all’improvviso su una linea melodica semplice, sognante e vagamente retrò intervallata da sprazzi in cui troviamo di tutto, da situazioni spacey ad improbabili venature art-glam.

Oltre ad Aurora / 99 meritano una menzione d’onore le chitarre jizz jazz (Erin Birgy può essere vista come la risposta femminile a Mac DeMarco) che si concretizzano in Goobie Krishna, la fumosità notturna sorretta dal sax – qui al limite dell’impro-jazz – di Cologne in The Night (ma manca tutta la componente blues-rock/groove per poter citare i Morphine) e il fiato imponente di Jacob Zimmerman dell’attacco di Year of Patience.

Chiaramente siamo di fronte ad un progetto che soffre la sua natura iper-casalinga e che difetta ancora di un songwriting di un certo livello, creando una fastidiosa sensazione di disomogeneità lungo le dieci tracce del disco. Tracce che in più di un’occasione hanno le sembianze di bozze ancora da rifinire, come ad esempio la title track – il passaggio forse più teatrale e decadente, ma non nel senso buono del termine – e Chilidog. Lo skip è sempre dietro l’angolo.

Una cascata di intuizioni e spennellate di genio da tenere a guinzaglio. Se e quando i Nostri ci riusciranno – senza però perdere punti alla voce imprevedibilità – sarà necessario toglierci il cappello.

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