• giu
    01
    2004

Album
083

Smalltown Supersound

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Risulta ormai palese come il trend dell’ultimo quinquennio musicale sia stato principalmente quello di riproporre stili e sonorità del passato più o meno remoto, adeguandole ai gusti e alle frequenze attuali e ristrutturandole grazie alle moderne tecniche di registrazione, cercando però di mantenere quell’aria vintage per rafforzare la genuinità del progetto. Abbiamo assistito infatti al revival del garage rock (Strokes, Libertines, Jet), della new wave (Interpol), della psichedelia west-coast (Warlocks), del punk-funk (Rapture, !!!), dell’hard rock più vicino al glam (Darkness), del suono di Madchester (Kasabian), dell’elettropop (Postal Service, Russian Futurists), fino a gruppi che hanno mescolato più influenze tra quelle appena citate (Bloc Party, Yeah Yeah Yeahs, Franz Ferdinand, Ikara Colt, Tv On The Radio). Ora sembra essere il momento dell’elettronica (soprattutto di provenienza teutonica) anni ’80, spesso e volentieri contaminata con i suoni cupi e ossessivi di casa Factory, come ci hanno espressamente evidenziato gli ultimi lavori degli Swayzak, dei Two Lone Swordsmen, dei Death In Vegas, del nostro Marco Passarani, e, perché no, anche dei parigini Daft Punk. Bene, il nuovo album di Mental Overdrive si inserisce perfettamente in questo nuovo filone-nostalgia.

Per Martinsen, la mente che si cela dietro il progetto Mental Overdrive, è nativo di Tromsø, Norvegia, dove viene considerato a tutti gli effetti come una leggenda nazionale nell’ambito della musica elettronica. Attivo fin dalla seconda metà degli anni ’80, Martinsen nel corso degli anni ha cambiato tantissimi moniker (Illumination/Chilluminati con Nick Sillitoe, The Gruesome Twosome con Samy Birnbach, Syamese, Confusion Club, Frost con Aggie Peterson) a seconda dei vari progetti musicali intrapresi o creati, realizzando anche un discreto numero di remix per altri artisti; inoltre è il proprietario di un’etichetta discografica, la Love OD Communications, ed infine un ottimo talent scout (ha infatti scoperto e lanciato i connazionali Royksopp). Con il nome Mental Overdrive ha pubblicato diversi lavori e ha progressivamente visto crescere il proprio seguito ben oltre i confini nazionali, fino a guadagnarsi un contratto con la Virgin (per la quale ha pubblicato l’album Ad Absurdium nel 1998). Sciolto il legame con la major, Martinsen ha deciso di legare il proprio nome a quello della connazionale Smalltown Supersound, senza alcun dubbio l’etichetta più interessante, insieme alla Rune Grammofon, del panorama norvegese, che ha avuto il merito di lanciare e promuovere artisti come i Jaga Jazzist, Kim Hiorthoy, i Jazzkammer ed i rimpianti Monopot.

Dopo il mini dal titolo Me EP, uscito per la sua etichetta, è finalmente giunto il momento di un nuovo full-lenght; ecco quindi 083, un titolo da ricollegare sia al numero di catalogo dell’album, sia alla datazione del suono che caratterizza fortemente il medesimo (1983…). Infatti ascoltando l’album ci si proietta direttamente negli angoli più remoti e bui del suono sintetico anni ’80, Kraftwerk e le colonne sonore di Carpenter in primis, condito dalla techno e dalla house fine anni ’80 proveniente da Chicago e Detroit, e con una spruzzatina dei primi bagliori IDM made in Warp (Black Dog su tutti). Alla fine il risultato è un disco eccessivamente ancorato a soluzioni ed evoluzioni già note, per non dire abusate. Solo l’ultima traccia Ases Tod, prova a mischiare un po’ le carte e ad incuriosire l’ascoltatore grazie alla sua chitarra acustica su una base ambientale ravvivata da un beat acquatico, rendendola un valido esempio di folktronica alla Arovane periodo Tides. Altrove il tentativo fallisce miseramente, come nella scelta di inserire vocine fanciullesche nell’iniziale New Clear Day e in Kawasaki, o nell’ omaggio-plagio a The Man Machine in Dekadin e in Tunglskin, veramente imbarazzante. Una menzione d’onore va alla bella copertina dell’album, con delle proiezioni di luce su sfondo nero davvero accattivanti. In tutti i casi massimo rispetto per un artista che, al contrario di altri colleghi che stanno cavalcando la stessa onda, ha vissuto in prima persona i suoni che ora ha deciso di citare e recuperare.

Ma al contrario di alcuni di loro, che intelligentemente li hanno saputi manipolare e sfruttare per dire qualcosa di completamente nuovo ed originale, Martinsen ci ha consegnato un’opera così calligrafica, da rendere 083 inutile sia in un archivio musicale che in un dancefloor alternativo. Curioso che uno degli artisti più rispettati ed amati in patria sia l’autore del primo vero e proprio passo falso della Smalltown. Purtroppo il moltiplicatore di velocità mentale non ha sortito gli effetti sperati, causando in chi lo ascolta solo qualche sbadiglio ed un senso di malinconica nostalgia.

2 Gennaio 2005
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