• Ott
    01
    2006

Album

V2 Music

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Nel giro di un mese ben tre uscite griffate Mercury Rev: una doppia raccolta zeppa di inediti (vedi recensione), un volume della serie Back To Mine e questo Hello Blackbird, colonna sonora di Bye Bye Blackbird, film premiato a Taormina 2005 come miglior opera prima del regista francese Robinson Savary. A beneficio dei più disattenti, ricorderemo che si tratta di una sorta di ritorno a casa per i Rev, essendo nati in pratica come compositori di soundtrack. Per l’occasione quindi Donahue fa un passo indietro e tacita l’ugola, mentre Grasshopper fa il diavolo a quattro scrivendo gran parte del materiale.

Niente canzoni quindi, non quei conglomerati pop iridescenti a cui ci hanno abituati da un po’ di tempo a  questa parte. Su diciannove tracce solo una è cantata, la conclusiva Simply Because, milonga soave per voce femminile che sembra uscire da una radio sintonizzata fuori dal tempo. Quanto alle restanti, molte sono brevi e interlocutorie, frammenti d’inquietudine sideral-circense evidentemente funzionali alle situazioni della pellicola. Ma – tranquilli – non tutte. Intanto va detto che l’intero armamentario Rev (tastiere acide e flautate, arpa, glockenspiel, oboe…) è messo a disposizione di queste ossessioni & visioni (ovviamente cinematiche), dove l’incanto non riesce a dissolvere del tutto l’insidia, vedi le brume che accompagnano la processione Nino Rota di Waltz For Alice, o i lattescenti tremolii Brian Eno di Eye Of The Blackbird, o il minaccioso imbambolamento di Blackbird’s Call (un Claudio Simonetti nella cameretta di Mr. E).

L’episodio topico del programma è la lunga marcia (oltre nove minuti) di White Birds, dove un’enfasi Morricone attraversa caligini Eno tra vibranti diagonali di theremin, con quella scenografia di sogni e perdite, quel fischiettare da banda meccanica, la magia che sboccia dal fondo rimosso di una modernità obsoleta. Come dire, la poetica Mercury Rev da un punto di vista più intimo, al riparo dai clamori pop-rock. Tutto sommato un disco suggestivo e interessante, anche se non fa altro che confermare ciò che già sapevamo.

1 Ottobre 2006
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