• Set
    01
    2008

Album

V2 Music

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Non sono propriamente una band prolifica, i Mercury Rev: appena sette album in sedici anni di carriera. Stupisce quindi che Donahue e soci se ne escano con due lavori nuovi in contemporanea. Ma attenzione che sotto c’è il trucco. Infatti, se il qui presente Snowflake Midnight sarà commercializzato secondo i canali consueti, l’altro – Strange Attractor – verrà reso disponibile in free download a partire dal medesimo giorno di uscita. In attesa di valutare la (inevitabile) complementarità tra le due opere – che in altri tempi magari sarebbero state una – registriamo le interessanti novità che ci propone la scaletta del cd – per così dire – “fisico”. Tenetevi forte: si tratta di una svolta spettacolare che si prende carico del repertorio passato proiettandolo in un oggi sfolgorante, carosello di favolistiche visioni proiettate sull’agra cortina fumogena da un cineoperatore robot. In un certo senso, la soundtrack di Hello Blackbird (V2, 17 ottobre 2006) ci anticipava questo ritorno alla dimensione filmica, puramente immaginativa e meno narrativa, che caratterizzò gli albori mercuriani esondando nei primi stratosferici lavori, non a caso incisi su pellicola 35mm. In altre parole, Snowflake sembra l’album perduto tra Yerself Is Steam e Boces, recuperato alla luce della ben nota fregola ultrapop e rivitalizzato in un bagno elettrolitico hi-tech che è il vero e proprio scarto stilistico con la precedente produzione. A meno che non si voglia prendere in considerazione la discografia della band “parallela” Flaming Lips – anello di congiunzione Mr. Dave Fridmann, presente come al solito in veste di coproduttore – al cui Yoshimi Battles The Pink Robot rimandano le stratificazioni vetrose e i battiti sintetici che strutturano queste nove tracce. Emblematica in tal senso Butterfly’s Wings, che nella fatamorgana psychopop futurista trova anche il modo di spandere un riffettino di tastiera sul punto di citare la soundtrack di X-Files. Altrove t’imbatti in un delirio di apparizioni Depeche Mode impastate con deliri beatlesiani (Runaway Raindrop), stravisioni sventagliate su febbrili trame breakbeat (Dream Of A Young Girl As A Flower), epifanie olografiche a base di coretti Sigur Ròs e motorik Kraftwerk (Senses On Fire), acidità affranta come dei Notwist sventrati da spasmi freak (Faraway For Cars). Imponenti e impetuosi, riescono a far collassare un passato beachboysiano, floydiano e addirittura crimsoniano in un ipotetico presente (le stupende Snowflake In A Hot World e People Are So Unpredictable), come un riflusso post-psych sulla spuma tossica del suono-macchina, quest’ultimo essendo l’unico codice in grado di rappresentare organicamente una realtà invasa anzi pervasa ad ogni livello – narrativo, mitologico, spirituale, morale – dalle neodinamiche della tecnologia. Capita così che il pianto di un bambino trasfiguri nelle sembianze di una esotica tastierina Brian Eno, mentre l’afflato orchestrale e i luccichii della slide covano sotto la siderale patina cyber: accade nella conclusiva A Squirrel And I (Holding On…And Then Letting Go), che si spegne lasciandoci con un vago senso di incompiutezza, cui chiederemo immediata compensazione all’addivenente Strange Attractor. Intanto, abbiamo di che rallegrarci: i Mercury Rev sono tornati piacevolmente, romanticamente, irresistibilmente progressivi.

1 Settembre 2008
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