• Apr
    01
    2009

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Makasound

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Al pari di altri generi, la musica giamaicana è faccenda composita e multiforme dove è ancora possibile asportare terra imbattendosi in tesori perduti. Pur facendosi rispettare, della categoria non fanno parte questi Merger, formati nell’impazzare del tempestoso Settantasette londinese da Barry Ford – già batterista per B.B. King e a capo dei carneadi funk Clancy – col bassista e tastierista Michael Dan e Adetokumbo Illorin a voce e chitarra. Se la ragione sociale che in inglese significa “fusione” e l’epoca in cui i brani furono messi su nastro potrebbero indurre a pronosticare contaminazioni con (post)punk e rock, ogni aspettativa va all’aria appena si fa largo la classica sensualità roots adeguatamente screziata di latinità e Continente Nero di Understanding, Life Song e African Lady. Se ne deduce allora che il trio fondeva, sì, nondimeno filandosi poco e anzi nulla gli amici bianchi.

Bene in ogni caso, perché il materiale di Exiles Ina Babylon – registrato tra Londra e Kingston nello spazio di un triennio e rimasto sinora inedito – si racconta di apprezzabile caratura: in linea con gli standard dell’epoca una Rebel parecchio marleyana e la militante e corale title-track, l’estesa Massa Gana che invoca la “version” dub e l’ottima 77, tesa e meditativa e lo stesso dicasi per una Freedom Fighters, dal vago e singolare piglio surreale. Convince un po’ meno il rimanente, giocato tra una vocalità non sempre all’altezza e modelli che divengono eccessivamente schiaccianti. Pepita di lucore non luminosissimo ma neppure pirite, Merger restano una discreta nota a margine del grande romanzo del reggae.

6 Maggio 2009
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