• mag
    08
    2014

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Rough Trade

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Under The Skin è uno di quei film che per natura sono propensi a suscitare reazioni opposte e contrarie: o lo si ama o lo si odia. Chi, come chi scrive, è riuscito ad apprezzarlo, non lo ha fatto solamente per il tocco notturno e avvolgente del regista Jonathan Glazer (tra le sue opere, videoclip di culto anni ’90 quali Karma Police, The Universal, Karmacoma, Street Spirit, Into My Arms e Rabbit in Your Headlights), per una magnetica Scarlett Johansson e per una trama – basata sull’omonimo romanzo di Michel Faber – coinvolgente, ma anche per la disturbante colonna sonora scritta da Mica Levi, conosciuta ai più con il moniker Micachu e per i dischi a nome Micachu & The Shapes.

Se in album com Never – l’ultimo Micachu & The Shapes del 2012 – tra la coltre lo-fi/indie trovavano spazio venature figlie di un’attitudine sperimentale, per dare vita all’organico accompagnamento di Under The Skin Mica si è immersa completamente – con la supervisione del regista stesso – nell’atmosfera onirica e inquietante del film, modellando oscuri e penetranti panorami che flirtano con l’ambient-drone e con la musique concrète. Un continuo crossover tra il reale (le scene girate a Glasgow) e la finzione, tra l’horror e la fantascienza, tra il post-moderno e il retrò più ingenuo, tra seduzione ed inganno, tra celluloide e arte contemporanea, che Mica Levi addomestica e plasma con maestria con l’importante supporto della tagliente produzione di Peter Raeburn e dei musicisti, in particolare dei violinisti (una decina in tutto), apprezzabili fin dall’iniziale Creation.

Al centro dell’opera vive e respira un tema ossessivo che trova agganci perfetti nella tensione e nella ciclicità di certe scene e in minimali e nerissime battute lente – vagamente Badalamentiane – che suonano come siunuosi passi verso il buio perenne. Situazioni sonore che gelano il sangue, aliene ed alienanti, ultracorporee. Succede in Lipstick to Void, Andrew Void e Lonely Void, in cui gli sghembi e lancinanti violini entrano in scena con prepotenza ed alto impatto emozionale. Fuori dall’angosciante e sepolcrale main-theme abbiamo aperture romanticamente Lynchiane in Love – un mix tra i lunghi ed ossessivi trip di scuola My Bloody Valentine e il Laura Palmer’s Theme di Twin Peaks – ed un set assortito di suoni impazziti: le campane in Meat to Maths, un paio di beats a 300 bpm sparati a mille all’improvviso in Mirror to Vortex e il sinistro vento pungente che si muove insinuandosi tra la vegetazione scozzese in Both.

Al primo tentativo Mica Levi si impone con maestosità nel ruolo di film score-maker firmando a proprio nome una delle colonne sonore originali più affascinanti – e probabilmente destinate a lasciare traccia – degli ultimi anni.

9 Maggio 2014
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