• mag
    18
    2015

Album

Bronson

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Vinile bianco, artwork essenziale (curato da Shay McAnally), per nove spaccati che vedono un Micah P. Hinson inedito, qui al lavoro con il sodale di lungo corso T. Nicholas Phelps per dar forma a un immaginario quasi del tutto strumentale. Un lavoro che evidentemente non è un disco regular, ma ha più a che fare con una dimensione onirica (In The Making) piuttosto personale (e surreale fin dalla copertina: un bisonte ferito ritratto di spalle introduce il materiale; lo stesso bisonte, circondato da lampi sullo sfondo, campeggia sul retro).

Un Micah P Hinson in gita scolastica, insomma, che nei bozzetti da due-tre minuti sistemati in tracklist mette da parte il songwriting prodotto fino ad ora nei dischi “ufficiali”, per dare spazio a parentesi umorali in bilico tra punk-noise (Chinatown), sprint al fotofinish country-noise (Why Yes I Was Born Yesterday), psicanalisi ai confini con la psichedelia (Looking Outside), twang di chitarre di frontiera come piacerebbero ai nostri Sacri Cuori (The Oregon Vortex), fascinosi crescendo difficilmente etichettabili (Whilst Rabbit Run), banjo crepuscolari senza guinzaglio (The Downside). Con in più un unico brano cantato – I Sleep Tonight, posto sul lato B del disco – e in generale la sensazione di viaggiare su un binario sonico che in qualche modo riprende lo stile del Nostro, pur sminuzzandolo e ricomponendolo in combinazioni inedite e accostamenti originali.

Giunti a fine programma, ci accorgiamo che ci sono due modi per confrontarsi con il disco. Il primo è paragonarlo alla produzione precedente del musicista, riducendolo dunque a poco più di un divertissement o, se volete, una terra di mezzo della creatività senza regole e legacci troppo stretti in cui spaziare a piacimento; il secondo è vedere nelle atmosfere schizoidi dell’album una carta di identità veritiera e realistica di un carattere – anzi due, dal momento che Phelps ha partecipato attivamente alla scrittura delle tracce – con un portato di contraddizioni (esistenziali, musicali) e spigoli qui messo nero su bianco. Memori di alcuni concerti del musicista texano a cui abbiamo assistito, insomma, potremmo azzardare la conclusione che Broken Arrows non sia solo una parentesi per collezionisti impenitenti (nonostante la stampa in vinile in 500 copie), ma un mattone importante per capire l’universo hinsoniano.

12 Luglio 2015
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