• Apr
    01
    2004

Album

Young God

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“I would love to produce a record by Leonard Cohen, get him thinking again about the arrangements that accompany his amazing words and voice.” (M. Gira)

“I sogni son desideri”, cantava una vecchia carola disneiana, eppure Michael Gira, indomito cantautore devoto a Von Sacher-Masoch tanto quanto a De Sade nel suo primo tratto di carriera (quello che lo vide a capo per tutti gli anni ’80 e metà della decade successiva dei malsani Swans) naviga ora in un limbo cantautoral-amatoriale col quale non sempre si può essere accondiscendenti.

Se le prove dell’ultimo quadriennio con i suoi Angel Of Light – Everything Is Good/Please Come Home (2003) soprattutto – avevano approfondito sempre più quell’intimo crogiolarsi neo folky in polle cantautorali e depressive à la Leonard Cohen (ossessivamente e sempre più presente nell’orizzonte mitico del nostro a partire dal 1989), questa sua ultima fatica solista fatica a risollevare il capo da una pochezza imbarazzante di idee.

Ogni pezzo suona depresso e sdrucito, asciutto e rallentato quale da manuale lo-fi del neo cantautore neo-folky devoto ai suoi eroi pre-war. Eppure manca la linfa che a ogni brano dovrebbe arrecare vita, plasma, nutritivi artistici; latita insomma una vera necessità di dire le cose.

Singing To You From My Room è dunque un album inutile? Non proprio, momenti delicati e ossessivamente introversi ce ne sono (Rose Of Los Angeles ne è uno ad esempio), ma a essi si affiancano tediosi deliri colloquili indistinguibili gli uni dagli altri (la triade d’apertura Jeckies Spine, My Sister Said, Destroyer), valevoli solamente per lo spirito, probabilmente già meglio espressosi altrove nella discografia del Nostro. Non bastasse questa carenza d’ispirazione a far decollare un album inutile, ci si mette pure un’eccessiva durata del platter nel suo insieme: 17 lunghe e noiose composizioni hanno ragion d’esistere unicamente come testimonianza antropologica degli umori depressi del cantautore.

Spunti apprezzabili qua e là se ne possono rinvenire …ma ne verrebbe fuori una canzone decente ogni tre inanellate. E Detto questo si attende Gira al varco del suo nuovo disco a nome Angel Of Light, ragione sociale per la quale non ha, almeno sinora, pubblicato dischi meno che dignitosi, sebbene anch’essi ossessissionati nel compito di far rivivere l’allure suicida e poetica del primo Cohen (i vertici del quale, comunque, Gira non sfiorerà forse mai quale songwriter).

1 Aprile 2004
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