• lug
    08
    2016

Album

One Little Indian

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Voce avvolgente su tappeti sonori soffici e accoglienti diluiti in un mood malinconico tra ingorghi relazionali e amori mancati. C’è tutto questo e molto altro nella seconda prova in solitaria di Michele Stodart che, in compagnia del fratello Romeo, si prende una pausa dai The Magic Numbers per firmare un lavoro estremamente maturo, elegante e personale. Nelle nove tracce di Pieces non c’è un solo momento sbagliato, e tra archi, soft-rock, soul e la sua personalissima e definita vocalità, la Stodart riesce a confezionare un ottimo disco che non conosce noia o passaggi a vuoto.

Tra l’accomodante soul-pop di Norah Jones e il songwriting disincantato, determinato e militante di Joni Mitchell, l’autrice londinese riesce a definire con chirurgica intensità canzoni attraverso cui guardare dentro sé stessa, il suo passato e i rapporti umani, con un’inedita e sincera fragilità che ci restituisce dritto nelle orecchie il suo lato più precario, riflessivo e intimo. Il timbro quasi smorzato di When Is It Over? ne è una felice testimonianza, così come gli archi sommessi che la accompagnano in Just Anyone Won’t Do, mentre il folk di Come Back Home e il cantato diretto ed emozionale di Something About You ci riservano un posto in prima fila di fronte a lei in una stanza vuota per i momenti più raccolti ed emozionanti.

Rispetto a Wide-Eyed Crossing, Pieces rappresenta un deciso passo in avanti importante in tutti i sensi, per Michele Stodart, che con pochissimi suoni, il suo timbro sempre più riconoscibile e la sua ritrovata personalità prende le distanze dal suo esordio e dalla sua formazione d’origine, proponendosi come una delle cantautrici da seguire con più attenzione.

22 settembre 2016
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