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Nelle parole dell’autore, il sesto disco solista di Mick Harvey è «una meditazione sull’amore romantico: la sua perdita, il risveglio, la sua lotta tumultuosa e il suo posto nel nostro universo». A tutti gli effetti un concept album, come attestano anche le riprese di due brani (Praise The Earth e Where There’s Smoke), Four (Acts Of Love) è diviso in tre atti, intitolati allusivamente Summertime In New York (come un brano, cover di Exuma), The Story Of Love e Wild Hearts Run Out Of Time.

Programma ambizioso, come lo è anche la raccolta di canzoni che l’ex Bad Seeds ha allestito tra originali e cover. Dei primi conquistano l’iniziale ballata Praise The Earth, la Glorious in cui Mick duetta con PJ Harvey, le intense God Made The Hammer, giocata su morbidi arpeggi di chitarra acustica e atmosferici inserti di violino, e I Wish That I Was Stone, scandita da solenni accordi di pianoforte. Delle seconde, si fanno apprezzare le riletture di Van Morrison (un’onirica The Way Young Lovers Do), Saints (The Story Of Love) e Roy Orbison (Wild Hearts).

Harvey si conferma arrangiatore sopraffino, con grande senso della misura in un contesto in cui sarebbe stato facile farsi prendere la mano, e confeziona un piccolo classico allestito con gusto e intelligenza.

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