• Mar
    01
    2008

Classic

K Records

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Il tema centrale di molti grandi album degli ultimi anni, pensate ad esempio a Ok Computer, a The Sophtware Slump o a The Soft Bulletin, è il rapporto dell’uomo con la natura, la morte e la tecnologia. In “The Glow” Pt.2, uscito nel 2001 e ora ristampato dalla K Records con un CD supplementare, Phil Elverum/Elvrum esplora tale relazione in un modo assolutamente unico, sia per il punto di vista impiegato, sia per le modalità di realizzazione. La natura domina su tutto. In essa l’uomo si perde e si fonde.

La morte, reale e metaforica, è parte di un processo di annullamento della propria identità, accettata con serenità, in quanto punto di partenza per un processo di rinascita (c’è tra i pezzi del secondo CD addirittura un brano intitolato I Hope You Wish You’d Die). Non stupisce che nelle note autobiografiche del suo sito Elverum affermi di essere morto in Norvegia nel 2002, prima di poter ritornare alla sua Anacortes (sul Pacifico, poco a sud del Canada) e ricominciare a fare musica con un nuovo nome – come impone ogni rito di passaggio – non più The Microphones ma Mount Eerie.

Tale sottomissione alla forza e all’incanto della natura segna naturalmente anche il rapporto amoroso. Elverum canta l’ambizione di percepire il corpo della donna amata con la stessa estasi con la quale sente il vento e il mare. In I Felt Your Shape la presenza della Vita arriva come un’epifania: “Ho sentito la tua forma e ti ho sentito respirare/il su e giù del tuo torace/ho sentito la tua primavera/le tue nevi invernali”. C’è un’eco delle curiose esplorazioni sessuali del Jeff Mangum di In The Aeroplane Over The Sea, con la differenza che Elverum pare non avere reticenze né paure nell’arrendersi al mistero.

La caratteristica più spiazzante dell’album è il modo in cui viene trattata la tecnologia. Persino indossare una maglietta sembra innaturale, e abbiamo un commovente climax nel momento in cui il protagonista della title track si spoglia per lasciare splendere la segreta lucentezza della propria pelle. Del resto già nel brano di apertura aveva implorato il vento di soffiargli via i vestiti. L’artefatto umano del quale Elverum si libera con più convinzione è però la stessa musica rock. La forma dei pezzi e la loro disposizione nell’album, negano ogni aspettativa del consumatore di canzoni. I brani di “The Glow” Pt.2, galleggiano in un mare fatto di silenzio e di impalpabile rumore, decidendo da soli quando iniziare, quando confondersi l’uno nell’altro, quando prediligere il frastuono del feedback o quando lasciarsi accarezzare da un chitarrina leggera e storta. In questo disco gli strumenti non suonano, succedono.

Il risultato è un album unico, che richiede continui ascolti e che mai si lascia completamente decifrare. Nel 2001 molti sottolinearono il paradosso che un lavoro tanto lo-fi potesse essere apprezzato pienamente solo in cuffia, in modo di poter prestare attenzione a tutti i piccoli movimenti sismici di questa terra viva. L’ascolto in solitaria è però limitante: proprio per il fatto di essere tanto inafferrabile “The Glow” Pt.2 è destinato a essere qualcosa di nuovo ogni volta che viene vissuto, in ogni diversa condizione. Le tracce del disco supplementare, versioni alternative e outtakes, funzionano come note a margine e non come appendice.

Sono brevi schizzi, aperture a ipotesi possibili (molto interessante è The Moon, il capolavoro dell’album, proposta in una versione che pone in primo piano il sax). Spingono a ritornare all’album originale, alla sua perfetta sequenza, che si apre con nubi temporalesche e si chiude con la consapevolezza, dolce e inquietante, che, anche nella più profonda solitudine, ci saranno gli insetti a sentire il calore del nostro sangue.

1 Marzo 2008
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