Recensioni

7.1

Sono passati dodici anni da quando un allora piuttosto giovane ragazzo statunitense (da Buffalo, NY) si presentò sulle scene con una intrigante – e già discretamente a fuoco – pubblicazione sulla lunga distanza fatta di quadratissima techno music dal titolo Dispatches. E proprio con quella il producer lanciava definitivamente la Geophone, un’etichetta attiva già da qualche anno con la quale ha continuato a pubblicare proprie cose e sporadiche produzioni di altri (recentemente anche un 12″ con Voices From The Lake e Stanislav Tolkachev).

Quello che è successo nel frattempo, dal 2001 ad oggi e, in parte, anche prima del 2001, è stato l’estendersi di una serie incredibile di uscite corte ad affiancare il lavoro di dj e video artista. Dischi che hanno delineato una fisionomia produttiva che, occhi su Belleville (Detroit), vuole inserirsi in traiettoria techno senza abbassarsi a cavalcare un qualche revival. Secondo il vecchio adagio della techno plasmatasi come fusione del funky e della black music nord(afro)americana con la dark electro europea – in primis i Kraftwerk -, Parker è strutturalmente, tra i contemporanei, uno dei più vicini alla sua forma autenticamente filologica. Così intransigente nella sua astrazione da rasentare la burocrazia o, quantomeno, la postulazione di un paradiso razionale e razionalista.

In dodici tracce ciascuna recante il titolo di Lustration seguito dal numero corrispettivo e da una indicazione panoramica tra parentesi (da Atlantic a Megalith, per capirsi), un Bpm da leggerissimo uptempo, l’andamento costante senza una sosta né un breakdown, e quindi abbracciando un’estrema sottocultura di “resistenza sotterranea”, abbiamo quindi un statement politico secco, non vezzoso né spettacolare (cosa che invece, ad esempio, il breakdown è), così come lo è la chiarezza teorizzata in ogni singolo passaggio (produzione, art work, immaginario). Un lavoro di trasparenza dunque, dove il tenebroso è riflesso dell’ipnotismo e dell’abbaglio dalla luce del sole, sotto la quale accade l’inevitabile.

Rispetto alle ultime acquisizioni o uscite Prologue, Lustrations è il meno bassy oriented, il meno profondo a livello di suoni e il meno dub. Non a caso, se Echologist e Cassegrain sono filiazioni Basic Channel, Mike è invece discendente diretto di Juan Atkins e del Jeff Mills di Cyclone. Sicuramente adatto ad essere ballato, ascolto indicato anche per i generici amanti dell’elettronica, è un album d’attivismo efficace e al passo coi tempi, anche se dall’oltranzismo di cui sopra emerge sicura una radicalità che può risultare tetra, accrescendo così ancora il fascino del lavoro in questione. Questo futurismo, simbolicamente, lo si potrebbe prendere per stalinista, ovvero luciferino-amministrativamente solido, se se ne leggono i codici totalizzanti del regime e le buone (ottime?) intenzioni.

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